Il ricettario di un abate e poeta del Cinquecento
Il Domenicale, 29-09-2007, Fabio Canessa
Non sappiamo quanti lettori conti oggi l’abate Agnolo Firenzuola (1493-1543), scrittore, poeta, commediografo, traduttore di classici. Amico dell’Aretino e di monsignor Della Casa, cantore di una società colta e gaudente e "amante del ben vivere e del ben mangiare". L’idea di Adriano Rigoli è di riscoprirlo adesso non solo come intellettuale colto, poeta finissimo e animatore di circoli letterari, "divertente e scanzonato", ma anche
come buongustaio, ispiratore di ricette che ci mettono ancora l’acquolina in bocca. Così, in questo libro, si antologizza l’intero corpus delle sue opere, dalle Rime ai Ragionamenti, dalle Novelle alle commedie, per estrarne ghittonerie culinarie di prim’ordine. Lontano dal gusto sofisticato dei pasticci opulenti dei ricchi, Firenzuola celebra "la cucina sana e robusta dei contadini", anticipando lo Slow Food di oggi nella ricerca di "radici,
identità e valori della cultura della bella tavola e del buongusto". "O quante volte grossi maccheroni / Me’ si gode un pastor n’una capanna, / Che per palazzi un Re starne e capponi". Corredano il volume, diviso in quattro sezioni, una per ogni stagione dell’anno, 35 ricette del Firenzuola, un glossario e molte illustrazioni inedite tratte dagli archivi della Badia di Vaiano, di cui il poeta fu abate. Buon appetito. 
A cena con Messer Abate Agnolo Firenzuola
Un buon tessuto di cibi, piatti, sapori antichi che hanno la trama delle opere letterarie del Firenzuola e l’ordito della tradizione toscana, il tutto sul filo della curiosità culturale