Il Teatro Niccolini di Firenze
Nuova Antologia, 01-10-2021, Lorena Vallieri
Lo studio di Linda Giandalia sul Teatro del Cocomero di Firenze, oggi Niccolini, nasce dalle ricerche originali condotte dalla giovane studiosa in occasione della tesi di laurea in Storia dell’architettura discussa presso l’Università di Firenze. La narrazione, pensata per una vasta platea di lettori, ripercorre, con garbo e nitida prosa, le vicende storiche e architettoniche dell’edificio: dalla prima testimonianza nota (1649) al suo recente recupero (2016). L’attenzione si concentra soprattutto sui dettagli strutturali e decorativi. Restano volutamente sullo sfondo gli spettacoli che furono allestiti su quell’importante palcoscenico e i nomi degli interpreti che vi si esibirono. Poche le eccezioni, come l’opportuno cenno a Tommaso Salvini, Adelaide Ristori ed Ernesto Rossi – ricordati per la recita della Francesca da Rimini di Silvio Pellico del 1865 – e a Paolo Poli, Carmelo Bene e Vittorio Gassman. Da segnalare le belle pagine dedicate alla ricostruzione settecentesca di Giulio Mannaioni, che conferì al teatro l’assetto attuale, e il ricco apparato di immagini, ulteriore pregio della pubblicazione: una significativa non esornativa selezione di piante, schizzi e sezioni che permette di visualizzare le modifiche apportate alla sala nel corso del tempo, sottolineando l’importanza dei documenti iconografici per la storia dello spettacolo.
La storia del Niccolini inizia quando l’antica famiglia fiorentina degli Ughi, storica proprietaria dell’immobile, accettò di cedere all’Accademia dei Concordi uno stanzone posto al primo piano del proprio palazzo di via del Cocomero, oggi Ricasoli, assecondando una richiesta del cardinale Giovan Carlo de’ Medici, illustre protettore del sodalizio e serenissimo principe impresario. Con ogni probabilità a quella altezza cronologica la sala era già stata occasionalmente utilizzata come spazio teatrale e appariva come il luogo più adatto per le recite dei Concordi, fino ad allora ospitati nel casino
di Don Lorenzo de’ Medici in via del Parione. Si vedano a conferma la gradinata e il palcoscenico visibili in una pianta dell’epoca e alcune attrezzature teatrali registrate nel primo contratto di locazione del 1649 (entrambi i documenti sono custoditi nell’archivio degli Immobili).
Nella seconda metà del Seicento, nella Firenze dello spettacolo mediceo tra corte e accademia, il Cocomero visse una fase di alterne gestioni accademiche: Sorgenti, Cimentati, Abbozzati. Nel 1669 la locazione degli edifici e la gestione dell’attività teatrale furono definitivamente rilevate dagli Infuocati che, forti della protezione del Gran principe Ferdinando de’ Medici, il principe che amava Pratolino, ne fecero una delle principali realtà spettacolari del tessuto cittadino. Lo ha dimostrato Caterina Pagnini in uno studio dedicato all’attività impresariale dell’accademia tra il 1701 e il 1748, anno in cui venne promulgato il nuovo regolamento lorenese sui teatri pubblici. Sintesi delle precedenti leggi sulla concorrenza teatrale, il decreto rappresentò il discrimine finale per stabilire l’ambito di competenza dei due principali teatri fiorentini: la Pergola, tempio dell’opera in musica, il Cocomero, destinato alla variegata produzione di spettacoli in prosa, intermezzi musicali e solo occasionalmente di opere in musica, specialmente opere buffe.
Dopo una serie di lavori di adattamento e ampliamento, tra cui la costruzione del palco reale e l’aggiunta del terzo ordine, nel 1754 la sala fu rinnovata dagli architetti Innocenzo Giovannozzi e Giuseppe Ruggieri che ingrandirono il palcoscenico, rialzarono il tetto e l’arcoscenico e aggiunsero un quarto ordine di palchi per far fronte al sempre maggiore afflusso di pubblico. Gli interventi si rivelarono insufficienti. Nel 1763 il teatro fu ricostruito in muratura e ampliato con l’aggiunta di un edificio adiacente. Fu in questa occasione che la secentesca pianta a U si trasformò in moderna pianta ovoidale.
Il progetto, firmato da Mannaioni, prevedeva il rovesciamento della sala: il palcoscenico prese il posto precedentemente occupato dalla platea secondo la disposizione che mantiene ancora oggi. Il nuovo teatro fu inaugurato il 17 gennaio 1764. Si ricordino almeno, nella seconda metà del secolo, le recite dell’Arlecchino Roffi e di Pietro Pertici. Nel frattempo l’edificio si arricchì di un numero crescente di spazi funzionali alla sua vita economica e sociale: sale da gioco, da conversazione, ospitalità a feste da ballo, vendita di generi di ristoro, raggiungendo la massima espansione nel 1834, quando le proprietà degli Infuocati lambivano via Martelli e piazza del Duomo.
Nel 1860 il teatro fu dedicato al drammaturgo Giovan Battista Niccolini che sul quel palcoscenico aveva ottenuto con i suoi drammi storici alcuni dei suoi maggiori successi. Si avvicinava il tempo di Firenze capitale. Il periodo postunitario segnò il momento di maggior splendore dell’attività spettacolare di questo insigne spazio teatrale. Naturale che si registrino ulteriori lavori di abbellimento e restauro. Almeno fino allo scoppio della seconda guerra mondiale quando, come spesso è accaduto nella multiforme storia del teatro all’italiana, il Niccolini venne convertito in cinema. Dopo vari tentativi di riqualificazione, alla fine degli anni Settanta tornò alla iniziale vocazione grazie all’impresario Sergio Vernassa e alla Compagnia Granteatro di Carlo Cecchi e Roberto Toni.
Chiuso nel 1995, il Niccolini è stato restituito a nuova vita nel nuovo millennio grazie alla lungimiranza di un committente generoso: l’imprenditore Mauro Pagliai, che ne ha finanziato il rifacimento, saggiamente conservativo, realizzando un centro culturale polifunzionale prestigioso e restituendo a Firenze un tassello fondamentale della sua vita teatrale. Passato e presente, vivo sentimento della storia e civilissima civica coscienza al servizio della città e del bene comune. 
Rassegna stampa Teatro Niccolini Firenze