La Madonna del latte e la sacralità umanizzata
Gazzetta del Sud, 18-10-2006, Roberta Nunnari
Nella letteratura, come nell’arte, il tema della madre che allatta il suo bambino è un’immagine che abbraccia tutte le culture del mondo. Nelle opere letterarie, la tradizione dell’allattamento la troviamo nel racconto di Omero, fino a Honorè de Balzac e altri scrittori contemporanei, come Piero Camporesi, passando anche per studiosi come Sigmund Freud, padre della psicanalisi o Donald Meltzer. Sono numerosi gli esempi anche nell’arte di grandi pittori e scultori che si sono cimentati nella realizzazione di opere ispirate alla sacralità della madre che allatta. A cominciare dall’arte dell’antica Roma in poi, sculture, dipinti e pregevoli affreschi riprendono il linguaggio simbolico dell’allattamento materno in tutti i periodi della storia artistica dell’Italia. Questa espressione dell’arte nasce in terra toscana e trova in Ambrogio Lorenzetti con il dipinto la Madonna del latte, il pittore che superando i precedenti del periodo bizantino dà nuova veste e nuovo spirito al gesto dell’allattamento. Lorenzetti è il primo a trasfigurare in simbolo, e con chiarezza espressiva, un gesto che fa parte della storia dell’uomo e della tradizione cristiana. Un libro, a cura di Paolo Berruti e con prefazione di Gianfranco Ravasi («Madonna del Latte: la sacralità umanizzata»), Polistampa editore,
pp. 184, euro 16) aiuta a ripercorrere interamente la storia dell’iconografia dedicata a Maria che allatta il suo bambino. Un’immagine che non sempre è conosciuta e che in qualche modo trova analogie, nell’arte, con Maria in stato di gravidanza. Celebre è a questo proposito la Madonna del parto di Piero della Francesca. Il libro, riccamente illustrato con le immagini di opere conservate nelle chiese e nei musei di tutto il paese, segue il tracciato simbolico della Madonna del Latte, sia nelle sue risonanze letterarie, che nelle sue elaborazioni artistiche. L’iconografia della Madonna del Latte, come spiega il curatore del libro, è toscana e il vero luogo di origine è Siena, dove appunto nel 1324-1325, Ambrogio Lorenzetti, ne realizza il primo modello. Il volume ha una prestigiosa prefazione del biblista Gianfranco Ravasi, che affronta l’aspetto storico-religioso del tema, sia dal punto di vista piscologico-artistico, che dell’evoluzione iconografica, che ha condotto dalle rigide icone bizantine, alla Madonna del Colloquio (1278-1285), poi a quella dello Sguardo (1310-1320) e infine alla Madonna del Latte di Lorenzetti, che darà un nuovo significato al gesto dell’allattamento, trasfigurato in una sacralità umanizzata. La figura di Maria, che allatta Gesù, e quindi la stessa Chiesa, si è diffusa a partire
dai primi secoli cristiani, nella convinzione che, come dirà nell’VIII secolo Giovanni Damasceno, quelle «mammelle hanno nutrito col loro latte Dio». L’immagine della Madonna, rappresentata col seno scoperto nell’atto dell’allattamento, è così rivoluzionaria, e forse per certi versi imbarazzante, afferma Monsignor Ravasi, che dalla sua cinquecentesca scomparsa di scena non ha ancora fatto ritorno nell’arte sacra. Un’ampia panoramica è offerta, poi, da numerosi altri autori che affrontano la fortuna del tema nell’arte piemontese e nell’architettura. Si approfondisce una Madonna «sforzesca» del 1494, si tratta del sacro e della femminilità nelle polene navali, e ancora simbologia, tante leggende, rituali, miracoli e devozioni, legati al latte. Tanto è interdisciplinare, l’approccio dell’opera, che un contributo, nel libro, verte anche sulla nuda e cruda biologia del latte e dei vantaggi dell’allattamento al seno. Il latte, in ebraico halab e in arabo leben, è una sorta di foglio bianco che percorre molte pagine antico testamentarie. Successivamente, diventa simbolo dell’era messianica, quando l’umanità sarà chiamata a dissetarsi con acqua vino e latte fino a diventare una componente dell’esistenza che assurge a simbolo di benessere, bellezza e amore.
Madonna del Latte
La sacralità umanizzata