Le immagini “vestite di luce” della Praga di Seifert
Tvar, 29-06-2017, ––
Il fotografo italiano Francesco Jappelli ci propone un libro eccezionale chiamato Obrazy Prahy ve sv?t? Jaroslava Seiferta, in italiano Visioni di Praga nel mondo di Jaroslav Seifert (Edizioni Polistampa, Firenze 2016). Le ragioni della recensione non sono solo l’apprezzamento e la gratitudine per l’autore - che si dedica da molto tempo al tema di Praga, in modo esplorativo e ad un alto livello artistico - ma il fatto che la pubblicazione non dovrebbe sfuggire al mondo culturale ceco.
I luoghi e le parole conosciute si incontrano in modo impeccabile, risultando allo stesso tempo sconosciute. Le straordinarie fotografie emanano una luce che anima la poesia e le cose che ci circondano, con un nuovo incantesimo.
Le vie di Žižkov, alcuni monumenti, una chiesa qua e là, la Città Vecchia, vedute dei cimiteri di Praga, Vinohrady, periferie, stazioni ferroviarie, Kampa; frammenti dei ricordi di Seifert Tutte le bellezze del mondo (Všecky krásy sv?ta), qualche strofa dei suoi versi.
Mi ci sono voluti alcuni istanti prima di capire che queste immagini della Praga di Seifert sono tutt'altro che destinate solo a stranieri, amatori, visitatori e testimoni lontani. Sarebbe invece molto bello avere l’opera di Jappelli anche in ceco, nel ceco di Seifert.
La vecchia idea di Seifert di unire le proprie scritture con immagini, Francesco Jappelli la realizza in un modo che avrebbe sorpreso il poeta e lo avrebbe trasportato sulle lunghe vie dell’ispirazione attraverso il tempo e il mondo.
Il fotografo ha realizzato il desiderio del poeta con una profonda sensibilità e una rara capacità nel trasformare le proprie personali qualità in puri valori obiettivi dell’opera.

Come fotografo si riconosce in Josef Sudek e Jan Reich. La sua conoscenza della vita e del lavoro di Seifert è profonda, si è immedesimato in Praga attraverso un lungo viaggio nei luoghi e nei testi di Seifert. Infatti non si tratta solo di immagini; la sensibilità con la quale l’autore ha escogitato l’incontro tra Praga, la parola del poeta, la sua vita e il mistero della poesia, è tale che esalta l'azione l’uno dell’altro, suscitando una tensione estetica che ispira il lettore a partecipare e a iniziare la propria scoperta.
Le fotografie in bianco e nero, come se illuminate da una luce interna con una gamma completa di tonalità chiare e più scure, affascinano e attirano l'attenzione. L'ispirazione alla luce è probabilmente il tema principale dell'opera fotografica e allo stesso tempo la proiezione visiva della famosa metafora Vestita di luce; con questo titolo è stata pubblicata una scelta di poesie di Seifert nel 1986 (Vestita di luce, casa editrice Einaudi, la prestigiosa "collana bianca" della poesia mondiale, versione a specchio in due lingue con traduzione dal ceco di Sergio Corduas).
Lo stesso confronto tra le fotografie e la testimonianza della gente è un paradosso e una sfida, perché non troviamo quasi mai una persona nelle immagini. Paesaggi urbani puliti, dove la figura umana o un’automobile sono rare, attirano l'attenzione e le aspettative; nell'immaginazione si popolano secondo il momento e la testimonianza del tempo. L'autore del libro ha scelto i frammenti dell'opera di Seifert e li ha suddivisi in modo cronologico e in base alle zone urbane, dall'epoca austro-ungarica agli anni '80, dalle strade di Žižkov al simbolico ponte
Carlo, dall'infanzia fino all’ultimo giorno.
Le foto sono state scattate nel 2011:  “Praga di oggi è, naturalmente, cambiata da quando Seifert passeggiava da queste parti. Ma la maggior parte dei posti di cui parla si può ancora  trovare. Fortunatamente, ci sono ancora sobborghi (...) che ignorano il flusso turistico, che li rende silenziosi e autentici", dice Jappelli nella prefazione. Le fotografie sono realizzate con una tecnica che agisce contro il tempo, come un occhio che vede il presente ma anche la vita passata: gli scatti scelti con cura sono "intimi", concentrati e precisamente delimitati, con pochi oggetti, realizzati all'alba o al tramonto quando la luce è morbida, radente.
Francesco Jappelli fotografa dagli anni Ottanta, fisico di professione è autore di pubblicazioni scientifiche. Sottolinea che un metodo scientifico era il modo migliore per studiare l’architettura, il paesaggio urbano, le composizioni scenografiche e il giusto rapporto tra luci e ombre. Le caratteristiche fondamentali del suo lavoro sono la riflessione, la preparazione perfetta, l’accuratezza, la diligenza, la completezza e la chiarezza, il tutto curato nei minimi dettagli. Questo libro è la terza delle sue pubblicazioni su Praga (nel 2008 è uscita da Praga 1983-1988. Immagini di una topografia letteraria, in cui le fotografie in bianco e nero illuminano in modo insolito la selezione di testi, da Rilke a Hrabal, da Ripellino a Demetz, da Hašek a Seifert ecc. Nel 2010 è stato pubblicato Jiná Praha, in italiano Un’altra Praga con testi di Sergio Corduas).
Fino a poco tempo fa Jappelli ha utilizzato macchine fotografiche analogiche con pellicole in bianco-nero e ha abbandonato la camera oscura, forse, solo a causa di Seifert e di esigenze editoriali. Ha utilizzato la fotocamera digitale Nikon D5000  con due obiettivi (normale e grandangolo). Tuttavia, rifiuta gli scatti seriali, il suo principio è quello di eseguire uno scatto singolo. Un fotografo di professione probabilmente saprà cosa intende dire quando si professa creativo negli "still-life" e nei “viraggi selettivi”.
A differenza dell'attuale tendenza alle fotografie dinamiche (scatti multipli), Francesco Jappelli opta per una fotografia statica (uno scatto singolo).
Anche questa scelta è paradossale, perché l'immagine così registrata risulta drammatica. Allo stesso modo l’attimo che la fotografia ferma si trasforma in uno spazio contenente la profondità del tempo: il paesaggio urbano forma con i suoi tempi diversi e le sue facce diverse un presente del tutto particolare, diverso da quello cui siamo abituati. Quindi la sorpresa diviene un'esperienza. Diversi sono i livelli di tempo che percepiamo nell’architettura e nei luoghi urbani e che possono risultare inaspettati.

Colpisce quanto appare all'improvviso bello Žižkov; vecchi edifici e pavimentazioni originali sono meglio mantenuti di alcune aggiunte moderne. Sì, il tempo che non è lineare è una delle chiavi di lettura. Il tempo della lunga vita di Seifert, il tempo dei suoi ricordi, il tempo della sua poesia, il tempo della nostra lettura e il passato storico sempre presente si influenzano a vicenda e trasformano le cose. Confesso che grazie alle fotografie ho preso di nuovo in mano alcune collane di Seifert e mi sono immersa in una lettura lunga e ricca di sorprese.
Il libro ha "in più"
e  "tra l'altro" un notevole valore anche in termini di storia culturale ceca.
Nelle note minuziosamente associate alle singole foto troveremo un mosaico dettagliato di persone ed eventi relativi ai singoli posti. Sono accurate e allo stesso tempo gradevoli, toccano nel profondo il passato, tracciano la storia della poesia ceca e delle altre arti: pittura, architettura, correnti artistiche e ancora caffè letterari, chiese, cimiteri, palazzi, condomini, ecc. Anche trascorsi e incontri personali. Da San Venceslao al Rabbi Loew, da Jaroslav Hašek a Roman Jakobson, da Jaroslav Vrchlický a Karel Teige, da Karel Toman a Jan Pato?ka.
In questo modo, decine e forse centinaia di uomini e donne del vicino e lontano passato entrano nelle immagini. Così, gli amici e i conoscenti di Seifert non mancano affatto nelle strade vuote in bianco e nero, al contrario evocano l’intensa e straordinaria vita della città di Praga, nutrendo l’immaginazione. Quando, grazie all’emozione che ci regala il libro di Jappelli apriamo di nuovo le memorie di Seifert, constatiamo stupiti che è proprio la topografia a costituirne il principio compositivo. D'altronde sappiamo che sono i luoghi a custodire la memoria, che ce la restituiscono e ce la accendono. In questo modo la città si trasforma in un libro, più vivido, più colorato, più tangibile, in tutti i sensi più accessibile rispetto a quello che potrebbe offrire una presentazione cronologica.

Sulla copertina si trova un’enigmatica fotografia di case dai tre ai quattro piani in perfetto stile Art Nouveau: all'altezza del secondo piano di questi palazzi, una misteriosa struttura di ferro fa da ponte passando sopra la strada da un luogo sconosciuto all’altro. A sinistra scompare in un albero frondoso, probabilmente di acacia. Sembra incredibile che si tratti di una parte della ex ferrovia (dell’epoca dell’Impero asburgico) Turnov-Kralupy che taglia la via Husova, oggi viale Husitská. Gli sgraziati segnali, la fredda illuminazione stradale e le transenne metalliche lungo i marciapiedi - che fanno pensare a missili o piccoli razzi - fanno capire allo spettatore di non sognare. Cito a caso ancora la cima della torre di Pet?ín, che si è trasformata in uno strano geroglifico di ferro, o la casa di Holan presso i Sovovy mlyny (i mulini) all'improvviso meno oscura di quanto l’avessimo mai vista, ma decisa tuttora a non rivelare il suo mistero.
L'approccio scientificamente accurato del fotografo esalta il potere poetico nascosto nelle cose. Del resto, è impressionante scoprire che l'autore ha creato le panoramiche cronologiche per singoli capitoli storici, che non ha trascurato le spiegazioni storiche e ha riprodotto le mappe (Žižkov J. Pekárek del 1912 e Praga del 1938); ha anche riportato le bellissime copertine delle prime collane di Seifert.
Nell'ultima parte, dopo le sue centocinque fotografie, Jappelli completa il libro con riproduzioni di autentiche foto d’epoca e foto ritratti (non manca la colonna mariana e una folla in attesa davanti a Rudolfinum per l'ultimo saluto al poeta). Pure i riferimenti ai testi di Seifert sono attenti e completi. La prefazione è stata scritta dal traduttore italiano di Všecky krásy sv?ta (Tutte le bellezze del mondo) Dario Massimi.
Si sta cercando un editore ceco.

(traduzione dal ceco di Aranka Myslivcova)
Visioni di Praga nel mondo di Jaroslav Seifert