Santo Stefano a Empoli
MedioEvo, 01-03-2014, Stefano Mammini
Nel corso della seconda guerra mondiale aveva rischiato la distruzione e all’indomani del conflitto era stato adibito a caserma e poi a deposito: queste, in brevissima sintesi, due delle tappe della travagliata storia moderna del complesso formato dalla chiesa e dal convento di S. Stefano a Empoli. Che ha poi cominciato a vivere, finalmente, una nuova e più serena stagione. Gli Agostiniani, che ne furono i titolari, ottennero l’autorizzazione
alla costruzione della chiesa nel 1367 e, da allora, la vicenda dell’edificio e dell’annessa struttura conventuale è stata cadenzata dagli interventi di molti artisti importanti, di cui solo in parte, tuttavia, si sono conservate tracce tangibili. Il volume opera, quindi, una sorta di ricucitura, ripercorrendo la storia del complesso, documentandone il patrimonio artistico e architettonico giunto fino a noi e, soprattutto,
cercando di ricostruirne la fisionomia assunta nel corso del tempo. Un’operazione, quest’ultima, che Walfredo Siemoni compie segnalando tutte le opere che, per motivazioni diverse, sono andate perdute. Merita d’essere segnalato l’ottimo corredo iconografico, che documenta in maniera esemplare un monumento senz’altro meritevole di una notorietà ben più vasta dell’ambito locale.
Santo Stefano a Empoli
La chiesa e il convento degli Agostiniani