Pittori allo specchio
panorama.it, 19-05-2006, Silvia Tomasi
La prima si intitola «I modelli del Narciso: gli autoritratti del 900», Firenze, Reali Poste degli Uffizi. La seconda «Tiziano e il ritratto di corte: da Raffaello ai Carracci». Napoli, Museo di Capodimonte».
Le immagini
«Io sono Fontana». L’artista ha tracciato il suo nome, come si fa per il proprio ritratto, guardandosi allo specchio. Vergata a rovescio, come quella di Leonardo, la firma di Lucio Fontana, il famoso artista dei tagli nella tela, svela la finzione dell’autoritratto: è un’immagine a rovescio, ma proprio per questo può mettere a nudo, attraverso i lampi degli occhi, il gesto di una mano o la curva gonfia delle labbra, ciò che l’artista pensava di aver controllato.
TIRI MANCINI
Come si sa il lato sinistro fa tiri mancini e allora si possono fare belle scoperte in questa mostra di 50 autoritratti del Novecento raccolta per gran parte in uno spazio delle Reali Poste degli Uffizi a Firenze, dove il pavimento a scacchi bianchi punteggiati di nero inquadra le divaganti pose dell’Io, dei Modelli di Narciso. Questo è il titolo della rassegna, curata da Antonio Natali che rimarrà aperta fino all’11 giugno (il catalogo è edito da Polistampa, per informazioni www.polomuseale.firenze.it). Questi quadri provengono dalla recente acquisizione da parte degli Uffizi della raccolta di 265 autoritratti di Raimondo Rezzonico e va ad arricchire l’incredibile collezione iniziata nel Seicento dal cardinale Leopodo de’Medici.
Autoritratto di Antonio Ligabue. L’opera è presente alla mostra «I modelli del Narciso:
gli autoritratti del 900» a Firenze.
RICCHE VOILE
Fra gli autoritratti in mostra, tutti di artisti del Novecento c’è un De Chirico che sembra dipinto da Rubens, tanto è contornato da ricche voile dei reverse di camicia e giacca morbide e burrose. E poi un Giacomo Balla degli anni 40, in cui permane una memoria futurista nelle svelte linee ogivali che contornano il volto, ma qui c’è soprattutto il racconto di un riso pacato e sornione che ride di ogni cosa. E poi il volto cotto nel rosso di Aligi Sassu, o quello stralunato di Antonio Ligabue, segni piatti e grafici per quello di Mattia Moreni, astratto e bicromo quasi da alfiere degli scacchi quello di Emilio Vedova e poi Kokoschka e Funi, Guttuso e Sciltian.
LA PSICHE E I SUOI MEANDRI
Se gli autoritratti del Novecento indagano la psiche e i suoi meandri, i ritratti del Cinquecento mostrano la loro anima al visitatore. A Napoli nel Museo di Capodimonte è aperta fino al 4 giugno una mostra di enorme successo: Tiziano e il ritratto di corte da Raffaello ai Carracci, curata da Nicola Spinosa, soprintendente del polo museale napoletano, per far scoprire la ricchezza del patrimonio pittorico di Capodimonte (er informazioni www.mostratiziano.it, catalogo Electa).
REGALE INFILATA
Una regale infilata di famosi personaggi delle più prestigiose corti europee del XVI secolo; 90 dipinti e 14 sculture, da papa Paolo III Farnese, ritratto da Tiziano con i due nipoti, dove l’occhio del pontefice dardeggia nero e rapace, neppure minimamente immalinconito dalla vecchiaia,
all’imperatore Carlo V amico e intimo di Tiziano; dal quadrone ufficiale di Filippo II che avrebbe voluto imporre a Tiziano di rifarlo, perché non si piaceva, al ritratto del cardinale Filippo Archinto, quasi un unicum nella iconografia pittorica perché il corpo del prelato traspare dietro una lievissima cortina di garza, per ricordarne simbolicamente la morte.
LUSSURIOSO
E poi c’è il ritratto del più lussurioso cantore dell’eros, amico di bagordi di Tiziano, Pietro Aretino, morto ridendo. E Raffaello è presente con un ritratto eccezionalmente prestato dal Louvre che da solo vale il viaggio, l’aureo Baldassar Castiglione, autore di Il libro del Cortegiano. L’ultima sezione della mostra è dedicata alla seduzione, e qui è il regno di dame, o meglio, cortigiane, famose e seducenti: seni caldi e lasciati nudi da sottovesti mollemente declinanti sulle spalle, incarnato color di perla, caldi occhi nocciola e capelli in riccioli color del miele, anzi color tiziano, eros e voluttà a volontà. Basta osservare l’Antea di Parmigianino o la Danae e la Flora di Tiziano. Quando il nunzio papale a Venezia, Giovanni Della Casa, aggiornò il cardinale Farnese sul lavoro di Tiziano sulla Danae così scrisse: «Sta lavorando ad una nuda che faria venir il diavolo addosso al cardinale San Sylvestro (il domenicano Tommaso Badia, uno dei principali censori della curia). E che la Venere di Urbino è una teatina (una suora) appresso a questa». Il risultato, ai nostri odierni occhi di voyeur, è un’immagine emotiva, istantanea e assoluta.
I modelli di Narciso
La collezione d’autoritratti di Raimondo Rezzonico agli Uffizi