Autoritratti, viaggio affascinante nel mistero di essere artista
La Nazione, 10-05-2006, Enrico Gatta
Sesta della dinastia, la nuova mostra del ciclo «I mai visti» - che solitamente la Galleria e gli Amici degli Uffizi ‘donano’ nel periodo natalizio, esponendo nella sala delle Reali Poste opere normalmente custodite nel deposito - è eccezionale non solo perché ‘fuori stagione’, ma soprattutto perché presenta un cospicuo anticipo della più recente acquisizione del museo fiorentino. Fino all’11 giugno sono infatti esposti cinquanta dei 295 autoritratti di artisti del Novecento e contemporanei raccolti da Raimondo Rezzonico, editore della Svizzera italiana, per vent’anni presidente del festival cinematografico di Locarno. Alla morte di Rezzonico, una lucida e lungimirante politica di acquisti ha consentito al Polo museale fiorentino
di arricchire il suo patrimonio e di dare continuità a uno dei suoi più caratteristici filoni, la raccolta dei ritratti di artista iniziata già nel Seicento dal cardinale Leopoldo de’ Medici. Non deve essere stato facile per il curatore Antonio Natali selezionare questo primo ‘assaggio’ di cinquanta opere su un totale di circa trecento. I criteri utilizzati sono stati la notorietà degli artisti e la cronologia, privilegiando, anche se non inmmaniera esclusiva, i lavori dei primi decenni del Novecento. Ne è uscito un coro straordinario di presenze, di volti che consegnano intatto alla tela, alla carta, ai colori - e allo sguardo dei visitatori - tutto l’affascinante mistero dei loro creatori. Il titolo della mostra dice
«I modelli di Narciso». Certo il narcisismo non manca. E tuttavia non si può dire che la maggior parte degli artisti prescelti, nel rispecchiarsi nell’arte, si innamorino della loro immagine. È vero invece che vanno alla ricerca di sestessi e, il più delle volte, si trovano. Non si perdono come Narciso: sono uomini avvezzi al combattimento; magari nella solitudine, nella perplessità o nell’inquietudine, in ogni caso in ogni modo ‘si trovano’. Che adottino il monocolo come De Pisis o inforchino le lenti dell’ironia come Maccari. Che siano invasi dalla melanconia sognante di Morlotti o dall’ossesione di Ligabue, sempre si manifestano nell’oggettiva e misteriosa realtà della loro opera.
I modelli di Narciso
La collezione d’autoritratti di Raimondo Rezzonico agli Uffizi