Architectures et architectes italiens au Maghreb
Firenze Architettura, 01-01-2011, Rosario De Simone
A coloro che vogliano avere sui rapporti dell’Italia con i paesi dell’Africa settentrionale un punto di vista diverso da quello offerto dalle cronache degli ultimi mesi, va consigliata la lettura di Architectures et Architectes italiens au Maghreb, atti del convegno internazionale svoltosi a Tunisi (dicembre 2009). Il volume si inserisce nel quadro di un pluriennale programma di ricerca sul contributo italiano all’architettura dei paesi della riva meridionale del Mediterraneo nell’Ottocento e nel Novecento e tratta soprattutto della presenza italiana in Tunisia e in Libia nella prima metà del Novecento. Un saggio di Godoli traccia le coordinate del dibattito sulla «architettura coloniale» nel quale si distinguono in particolare le figure di Carlo Enrico Rava e Luigi Piccinato, che traggono dalle proprie esperienze professionali
africane alimento per una riflessione più ampia sui caratteri della «mediterraneità» che coinvolge direttamente il dibattito sul Moderno nell’Italia degli anni Trenta. L’attività di progettisti, impresari e decoratori è esaminata nei contributi che, disegnando il mosaico di vicende professionali individuali e familiari o di imprese di diverse dimensioni, documentano la diffusione di motivi per lo più generati dalla replica di modelli occidentali (dal tardivo storicismo orientalista all’art déco e al novecentismo), che in Tunisia, Marocco e Algeria devono in molte occasioni confrontarsi con le tipologie, la tecnologia e i repertori stilistici importati dall’amministrazione francese. Il saggio di Giacomelli sull’Ospedale italiano a Tunisi di Cesare Valle è un’importante
testimonianza sulla qualità professionale di un raffi nato interprete della poetica novecentista-razionalista. Altri saggi esaminano le relazioni tra forme autoctone e modelli europei in alcuni insediamenti in Tunisia, Libia e Algeria, un tema che vede convergere la politica economica con gli obiettivi della «europeizzazione» che è stata anche ideologia dei flussi d’immigrazione delle fasce più disagiate della popolazione metropolitana indotte a trasferirsi nei territori coloniali. Alcuni contributi segnalano infine l’esistenza e l’estensione di archivi pubblici e privati, delineando possibili percorsi di ricerca a partire da una più attenta valutazione di un materiale archivistico ingente che attende in gran parte di essere ulteriormente esplorato, adeguatamente ordinato e soprattutto interpretato.
Architectures et architectes italiens au Maghreb
Actes du colloque international tenu aux Archives Nationales de Tunisie (Tunis, 10-12 décembre 2009)