L’oratorio di S. Maria delle Grazie tra storia, arte e devozione
Toscana Oggi, 05-06-2011, Nicoletta Benini
In tanti hanno assistito alla presentazione del libro che racconta le vicende della cappella, costruita nel Trecento sul ponte che da allora ne prese il nome.
Nell’Ottocento l’edificio fu distrutto (per fare posto ai binari del tram) e ricostruito sul Lungarno Diaz, dove ancora oggi si conserva l’immagine della Madonna cara ai fiorentini.
In occasione della Festa di Santa Maria delle Grazie, domenica 29 maggio dopo una celebrazione eucaristica solenne presieduta dall’arcivescovo Giuseppe Betori nella Cappella dell’Oratorio sul Lungarno Diaz i molti fedeli presenti si sono riversati nel troppo piccolo salone sovrastante la Chiesa di San Remigio per la presentazione curata dal giornalista Rai, Massimo Lucchesi, del libro Santa Maria delle Grazie. Un oratorio fiorentino dal ’300 a oggi, edito da Polistampa.
Il numero di presenze oltre ogni aspettativa, che non ha permesso a molti di seguire la relazione degli autori ha sottolineato però il grande richiamo ed interesse intorno a questa chiesa e alla sua devozione mariana che ha piacevolmente sorpreso anche le organizzatrici Marisa Aterini e Beatrice Pucci che di fatto sono le “custodi” moderne dell’Oratorio: «Da molti anni – ha detto Beatrice introducendo la serata – c’era il desiderio di scrivere un libro e finalmente oggi vediamo questo sogno realizzarsi grazie al contributo di tante persone. Prima di tutto grazie agli autori e alla loro competenza; grazie al materiale ricchissimo degli archivi addirittura risalenti al 1300 e che pensavamo persi e messi a disposizione; poi un grazie ai tanti fedeli che ci hanno aiutato e sostenuto».
Ringraziamenti sono stati espressi anche all’Arcivescovo Betori per la sua presenza, all’Ente Cassa di Risparmio; all’editore Mauro Pagliai, alla famiglia Ubaldini Alberti della Marmora, a padre Rosario e a padre Alessandro per l’ospitalità nei locali di San Remigio.
Nelle sue parole l’arcivescovo Betori, durante l’omelia, ha sottolineato molto l’aspetto consolatore del Paraclito che sorregge l’uomo e gli dona la forza per seguire il
Vangelo; il Paraclito che continua l’opera di Gesù e che permette che sia il Padre, che il figlio dimorino, abitino in ogni uomo favorendo quindi questa relazione speciale con la Trinità ha da sempre il ruolo di mediatrice per ottenere Grazie.
«Significativo il fatto – ha ricordato l’arcivescovo – che in ogni piena dell’Arno l’immagine affrescata di Santa Maria non fosse mai rovinata dandole per questo l’appellativo di Maria delle Grazie, ma – ha aggiunto – quello che non ha potuto la natura lo ha potuto l’uomo in nome del progresso». E così nel 1876 per far fronte, anche allora, a problemi di viabilità e alla costruzione di una tramvia, l’immagine sacra affrescata risalente al ’300 della Maestà, Maria col Bambino, fu portata via di notte. Infine l’Arcivescovo ha avuto parole di ringraziamento per la famiglia Alberti Ubaldini per quanto si sono prodigati per la salvezza di queste opere.
Massimo Lucchesi nel presentare gli autori ha messo in luce libro quanto il libro sia prezioso al di là del dato scientifico anche per la sua valenza artistica, storica e spirituale. Gli autori hanno parlato nell’ordine dell’“apparizione” dei diversi capitoli; così Paola Massalin, paleografa, ha descritto il lavoro suo e dei suoi colleghi proprio come quello di “quattro investigatori” sulle tracce dell’assassino individuato nel tempo che può distruggere le fonti e quindi rendere vana ogni ricerca di verità. «Importante poi – ha detto l’autore – il lavoro negli archivi e nella memoria delle persone dove ho trovato moltissima umanità e devozione per questa cappella così tanto voluta dalla famiglia Alberti e diventata da subito punto di riferimento e di preghiera per tanti fiorentini che ancora oggi la frequentano».
Eugenia Vallacchi, architetto e critica d’arte, ha ripercorso invece la storia di come dal 1300 ai giorni nostri l’Oratorio è stato costruito, mettendo in luce i motivo per cui fu voluta questa cappella dalla famiglia
Alberti sia come luogo di culto mariano, sia come cappella funeraria non avendo avuto Iacopo Alberti il permesso dai frati francescani di seppellire in Santa Croce suo figlio e quindi questa cappella fu costruita ad imitatio del Santo Sepolcro di Gerusalemme con la custodia anche di alcune reliquie meta di veri pellegrinaggi.
L’architetto e critico d’arte Giampaolo trotta ha definito l’oratorio un vero e proprio punto di vista particolare, quasi un balcone sul fiume con il ponte che prende il nome dall’Oratorio stesso e quindi viene dedicato alla Vergine icona di unione tra il divino e l’umano e quindi se l’Oratorio come il santo Sepolcro è luogo di morte, ma anche di resurrezione e di ascensione, sarà anche luogo di assunzione della Vergine a cui è dedicato e poi dal 1500 in poi quando Maria è ancora più venerata come tratto d’unione tra cielo e terra tutta la chiesa internamente diventa «luogo rutilante di colori e di marmi preziosi che danno Gloria alla Vergine […] Poi nei secoli l’aggiunta di un aula che di fatto fece ribaltare la pianta originaria che diventò la parte absidale e l’altare fu posto verso oriente e furono aggiunte decorazioni in oro e marmi fino alla distruzione del 1874». Infine Licia Bertani, storica dell’arte ha tracciato le linee essenziali della pittura della Madonna col Bambino il cui autore è sconosciuto e che nel tempo è ricordato come un certo Maestro di Santa Cecilia; altro capolavoro un San Giuseppe e della Compagnia della Buona Morte del pittore Antonio Ciseri. Il libro poi continua con delle schede di Beatrice Pucci e della famiglia Casini per ricordare le figure di mons. Fosco Vandelli e mons. Leto Casini rettori dell’Oratorio. Infine firma la scheda conclusiva Piero Frizzi che si occupa della descrizione dei restauri del 2009.
Importante ricordare che il libro è dedicato a Mario Mori Ubaldini Alberti che «volle assicurare l’Oratorio alla fede della devozione mariana attraverso il suo generoso contributo per la realizzazione della struttura e della decorazione».
Santa Maria delle Grazie
Un oratorio fiorentino dal ’300 a oggi