Quando Buggiano era in camicia nera
La Nazione, 22-03-2009, Marco A. Innocenti
Grande storia del medioevo al castello e a Santa Maria, grandi giorni del barocco a Bellavista, ma anche tante pagine di grande interesse del periodo fascista da raccontare e tramandare, ben al di là ormai da ogni steccato ideologico. E’ quanto si prefigge il volume di Marco Francini e Metello Bonanno, Buggiano nel ventennio fascista, centro della Valdinievole, periferia del regime, edito con la consueta sagacia da Polistampa di Firenze (febbraio 2009, 353 pagine). E’ un titolo persino riduttivo per una ricerca di ampio respiro non solo sugli anni del fascismo, ma anche sul quadro economico e sociale della comunità già dagli inizi del ’900, passando dagli effetti spesso traumatici del primo dopoguerra, fino alle trasformazioni politiche degli anni ’30 e ’40. Non freddi dati numerici,
ma un’analisi sempre attenta al fattore umano, ai personaggi che di quei tempi furono protagonisti della vita buggianese. «L’interesse della comunità per la propria storia—si legge nel breve sunto sull’ultima di copertina — è in questa indagine rivolto alle trasformazioni nell’economia, nella società, nella classe dirigente, nella vita quotidiana, alle violenze e alle avventure durante il ventennio del regime fascista». Essenziali parole che invitano ad addentrarsi fra dense pagine che ci parlano di parrocchie e condotte mediche, della questione degli alloggi, di salute pubblica e di situazione sanitaria, di requisizioni di alimenti, razionamenti e calmieri, di industria e artigianato, quando, oltre alle tradizionali produzioni agricole, qui fiorivano biscottifici,
berrettifici, birrifici. E dove il testo sarebbe insufficiente a farci calare in quella realtà, un notevole apparato fotografico arricchisce degnamente la ricerca. Da osservare con cura le immagini del Gruppo Balilla del 1922, delle adunate fasciste in Piazza del Grano, di sfilate con stivaloni e passo da parata sul corso, della milizia con labari spiegati, di ritrovi mondani a villa Bellavista. Segni del passato che vivificano i ricordi di chi l’ha vissuto e rare immagini che restano come eloquenti testimoni a beneficio, si spera, dei più giovani. Di particolare pregio i capitoli sulla gelsibachicoltura negli anni ’20 e ’30, che fece di Buggiano un rinomato centro della seta e quello sul commercio, la ristorazione e gli alberghi buggianesi nel ventennio. Un libro che vale.
Buggiano nel ventennio fascista
Centro della Valdinievole, periferia del regime