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Fabio De Poli

Fabio De Poli

Specializzatosi nel 1964, sotto la guida di Lucio Venna, in grafica pubblicitaria all’Istituto d’arte di Firenze, Fabio De Poli inizia la sua feconda attività artistica alla fine degli anni ’60, quando presenta un lavoro New Dada I gelidi teatrini di Fabio De Poli. All’inizio degli anni ’70 viene segnalato per la Biennale dei giovani di Parigi da Enrico Crispolti e partecipa a numerose e importanti rassegne d’arte, oltre a interessarsi al design industriale, progettare “mobili-oggetto” e collaborare, insieme a Eugenio Miccini e Antonio Bueno, alla realizzazione della rivista «Visual». Nei primi anni ’80 cataloga le sue molteplici esperienze artistiche in una mostra intitolata Gulliver continua alla Galleria De Foscherati di Bologna. Nel 1982 crea, insieme a Stefano Fiorelli, lo spazio espositivo La Parete presso l’Interno 92 di Firenze. Nel 1984 si trasferisce a Roma, ospite di Mario Ceroli, dove inizia un nuovo ciclo di lavori intitolato appunto Roma. Nello stesso anno partecipa alla XXIX Biennale Nazionale d’Arte Città di Milano; nel frattempo le mostre personali e collettive – in cui Fabio De Poli presenta pitture di grande formato, lavori di grafica, “libri d’artista” – si susseguono numerose tra cui Libro d’artista italiano, realizzata nel 1992 presso il MOMA di New York.
Nel 1996 esce la monografia Fabio De Poli, opere 1969-1996 edita da Polistampa; due anni più tardi espone, insieme a Mario Ceroli, Due atti unici alla Sala d’Arme di Palazzo Vecchio. Nel 1999 Gillo Dorfles e Paolo Minetti presentano il suo libro d’artista Pour Moi presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e, nello stesso anno, De Poli realizza la sua prima mostra virtuale The most beautiful art exhibition in the world. Numerose esposizioni e installazioni convalidano la sua presenza a Firenze, Pescia, Montecatini, Pistoia, Vasto, Crema, Finale Ligure, fino ad arrivare alle due importanti mostre antologiche milanesi, alla galleria Farsetti Arte, dove viene peraltro presentato nel 2004 il volume Fabio De Poli. Tracce d’artista.

Specializzatosi nel 1964, sotto la guida di Lucio Venna, in grafica pubblicitaria all’Istituto d’arte di Firenze, Fabio De Poli inizia la sua feconda attività artistica alla fine degli anni ’60, quando presenta un lavoro New Dada I gelidi teatrini di Fabio De Poli. All’inizio degli anni ’70 viene segnalato per la Biennale dei giovani di Parigi da Enrico Crispolti e partecipa a numerose e importanti rassegne d’arte, oltre a interessarsi al design industriale, progettare “mobili-oggetto” e collaborare, insieme a Eugenio Miccini e Antonio Bueno, alla realizzazione della rivista «Visual». Nei primi anni ’80 cataloga le sue molteplici esperienze artistiche in una mostra intitolata Gulliver continua alla Galleria De Foscherati di Bologna. Nel 1982 crea, insieme a Stefano Fiorelli, lo spazio espositivo La Parete presso l’Interno 92 di Firenze. Nel 1984 si trasferisce a Roma, ospite di Mario Ceroli, dove inizia un nuovo ciclo di lavori intitolato appunto Roma. Nello stesso anno partecipa alla XXIX Biennale Nazionale d’Arte Città di Milano; nel frattempo le mostre personali e collettive – in cui Fabio De Poli presenta pitture di grande formato, lavori di grafica, “libri d’artista” – si susseguono numerose tra cui Libro d’artista italiano, realizzata nel 1992 presso il MOMA di New York.
Nel 1996 esce la monografia Fabio De Poli, opere 1969-1996 edita da Polistampa; due anni più tardi espone, insieme a Mario Ceroli, Due atti unici alla Sala d’Arme di Palazzo Vecchio. Nel 1999 Gillo Dorfles e Paolo Minetti presentano il suo libro d’artista Pour Moi presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e, nello stesso anno, De Poli realizza la sua prima mostra virtuale The most beautiful art exhibition in the world. Numerose esposizioni e installazioni convalidano la sua presenza a Firenze, Pescia, Montecatini, Pistoia, Vasto, Crema, Finale Ligure, fino ad arrivare alle due importanti mostre antologiche milanesi, alla galleria Farsetti Arte, dove viene peraltro presentato nel 2004 il volume Fabio De Poli. Tracce d’artista.

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