Morirò in piedi, come Emily Bronte
DEApress, 11-09-2007, Nicoletta Consumi
A un anno esatto dalla morte di Oriana Fallaci, un piccolo volume rivela le ultime riflessioni della scrittrice italiana più conosciuta al mondo. S’intitola Oriana Fallaci. Morirò in piedi (Polistampa, pp. 64, euro 6) e da martedì prossimo sarà presente in tutte le librerie. Ne è autore Riccardo Nencini, Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, narratore e saggista, amico e testimone degli ultimi giorni di vita della giornalista. Il lungo dialogo
privato, intercorso in una modesta camera di Firenze, ci mostra una Fallaci nuova e insolita, che nessun libro finora ha descritto. Agguerrita come sempre nel discutere dei temi più scottanti dell’attualità, dalla crisi dell’Occidente al terrorismo islamico, la Fallaci confida qui all’amico il suo drammatico rapporto con la morte e con la malattia. “Sono alla fine, Riccardo, e voglio morire a Firenze. Ed ora ci siamo. Ma morirò in piedi, come Emily
Brontë”. La giornalista confessa a Nencini il suo desiderio di morire nella propria città e precisamente in quella stanza dove, assieme a suo padre partigiano, aveva combattuto pur essendo bambina la Seconda Guerra Mondiale. Molte sono le idee politiche che si scambiano i due scrittori e, anche nei suoi ultimi giorni, la Fallaci appare come sempre è stata, anzi ancora di più: tagliente e austera, eppure capace di dimostrare sorprendenti tenerezze.
Oriana Fallaci
Morirò in piedi