La vecchia “fontana d’acciaio”
La Gazzetta del Mezzogiorno, 06-06-2007, Luigia Ierace
“La fontana d’acciaio” è la prima raccolta sistematica di poesie di Michele Brancale, giornalista e poeta originario di Sant’Arcangelo, ma che vive e lavoro a Firenze. L’opera (edita da Polistampa), uscita in questi giorni, prende il nome proprio dalla vecchia fontana “d’azzaro” di Sant’Arcangelo, il paese natio che Brancale ha lasciato all’età di 6 anni, ma chi gli è rimasto impresso nel cuore. “La fontana d’acciaio – dice Brancale - era la fontana ai piedi del paese, era quella dell’acqua fresca, buona. Ci si fermava prima
di entrare in paese. Per me è rimasta il simbolo di ciò che c’è di buono nella vita, la radice profonda delle cose, quel legame forte che rimane con la propria terra e che consente di guardare avanti. Insomma la fontana è una metafora, il simbolo della fontana di eccellenza che per me è il Vangelo”. “Alla fontana di Azzero/ - di pietra nera, lo sfondo/ d’oro, era sempre fresca - / mi avvicinai per bere/ ed aspettando l’inverno, / mentre batteva il vento / sulla collina, sceglievo, / finalmente dissetato, / di fermarmi ancora un poco.
/ La pioggia arrivò così; / piegò i fiori nel pantano”. L’opera si articola in cinque sezioni (Dalla stanza, La fontana di Azzàro, All’esistente – inesistente, Ritorno a casa, Arrivederci) corrispondenti ad altrettante diverse prospettive che si interpolano tra loro, accomunate da un implicito e profondo afflato religioso. “Una scrittura – secondo il poeta peruviano Isaac Goldemberg, che firma la prefazione – dove ogni ‘quadro’ possiede una tale potenzialità che al suo interno potrebbe essere nascosto un romanzo”.
La fontana d’acciaio