Vigna, racconto choc. Donat Cattin mi disse: la seguii per ucciderla
La Nazione, 18-04-2007, Gigi Paoli
Nel ’78 il terrorista tentò tre volte l’agguatoIN QUEL livido 1977 Prima linea era forte e pericolosa. A Firenze, poi, aveva trovato casa. Nell’aprile di quell’anno, nella frazione di San Michele a Torri, tenne il suo primo congresso. Un momento fondamentale nella storia dell’organizzazione eversiva, perchè proprio in quell’occasione venne messo a punto lo statuto fondato sul principio della non separatezza tra ruoli e pratiche politiche e militari. Era il sigillo su quella sorta di guerriglia urbana che insanguinò l’Italia in quegli anni bui. Per Luigi Vigna, oggi magistrato in pensione, in quei mesi a cavallo tra il ’77 e il ’78 stava concludendo le indagini proprio sul gruppo di Prima linea, indagini che avrebbero portato a un maxi-processo per 110 imputati, molti dei quali condannati. Ma non sapeva che per tre volte il leader di quell’organizzazione, Marco Donat Cattin, era riuscito per tre volte ad avvicinarsi a lui, pistola in pugno, per sparargli. Non riuscì a farcela solo perchè non trovò «il momento opportuno». «In quel periodo - racconta ora Vigna - Prima linea studiava da vicino ogni mio passo. Ma tutto questo l’ho saputo
dopo, quando nei covi delle brigate rosse furono ritrovate foto di casa mia e moltissime tracce di uno studio approfondito».
Pier Luigi Vigna - stella di prima grandezza in quel pugno di uomini coraggiosi che combatterono e sconfissero il terrorismo brigatista - è oggi diventato la memoria storica di quegli anni e ha deciso di confrontarsi con i giovani per aiutarli a non dimenticare. Da questa esigenza è nata una serie di incontri sulla legalità con gli studenti delle facoltà di giurisprudenza di Firenze, Pisa e Siena, le cui conversazioni sono state raccolte in un volume intitolato «Intervista con la legge».STORIA del terrorismo e aneddoti personali si fondono tra domande e risposte. La rivelazione è a pagina 42. Ecco cosa risponde Vigna a un ragazzo che gli chiede un ricordo personale: «Riguarda un terrorista rosso che non nomino perchè è morto, uscito dal carcere, nel tentativo di aiutare un automobilista che aveva avuto un incidente in autostrada. Al termine di un interrogatorio mi disse: ‘Lei a Firenze giocava a tennis’. ‘No’, gli risposi: ‘Non ho mai giocato a tennis in vita mia’. Il giovane insisteva e alla fine mi specificò
che io giocavo a tennis sul lungarno Colombo di Firenze. Mi ricordai allora che andavo lì a prendere mia figlia che giocava a basket. E gli chiesi: ‘Com’è che lei sa che andavo sul lungarno Colombo?’. Rispose: ‘Perchè le sono venuto dietro tre volte per spararle in testa ma non ho mai trovato il momento’». Quel terrorista era, appunto, Marco Donat Cattin.MA NON FU, quella, la sola volta che Vigna rischiò la vita in un agguato. «Era il ’77 - ricorda - e tornavo di sera da un matrimonio. All’improvviso una macchina mi superò e mi chiuse la strada. Pensai a un ubriaco, accelerai e me ne andai. Una volta a casa, mia figlia mi disse che il questore mi stava cercando disperatamente. Lo chiamai e mi disse che non dovevo uscire. La sera prima, a Roma, avevano infatti arrestato un uomo che aveva collaborato dicendo che avrebbero potuto arrestare il neofascista Pierluigi Concutelli, accusato dell’omicidio del giudice Occorsio. Non solo: disse anche che quella notte avrebbero ucciso il giudice Vigna perchè una ragazza invitata al matrimonio, amica di Concutelli, aveva fatto la soffiata. Non ce la fecero e li arrestammo tutti».
Intervista con la legge
Sicurezza e legalità: confronto con gli studenti universitari