La trecciaiola che disse no
Microstoria, 01-07-2007, Fabrizio Nucci
Uno sguardo fiero, una determinazione e una grinta da leader che le rughe e gli anni non avevano scalfito: questa l’immagine che traspare dalla foto in copertina del volume di Marco Conti, scattata da Barsene Conti trenta anni dopo l’epico sciopero delle trecciaiole, momento culminante della protesta che aveva investito le lavoratrici della paglia della Piana fiorentina, pratese e pistoiese alla fine dell’Ottocento, segnando uno spartiacque nella storia sociale e della lotta per l’emancipazione femminile in Toscana.
La storia della "Baldissera" (così Barsene venne soprannominata in omaggio al generale Antonio Baldissera nominato nel 1896 governatore dell’Eritrea) e dello scopero è stata ricostruita dall’autore attraverso le carte dell’Archivio di Stato di Firenze e le pagine de "La Nazione". Il libro non è dunque solo l’omaggio alla combattiva trecciaiola di Brozzi, che incitò e guidò le compagne nella lotta del maggio 1896, ma anche uno spaccato dell’agitazione attraverso i documenti d’epoca. In particolare
si può cogliere l’atteggiamento dei mezzi di informazione di fronte ad un evento nuovo e inaspettato che sconvolse assetti e modi di pensare consolidati. Una curiosità. Che fine fece la Baldissera dopo i processi che seguirono i disordini? Marco Conti, nipote di Barsene, racconta che "Barsene non venne compresa, inoltre, il perbenismo paesano la mise in difficoltà costringendola a lasciare il paese e trasferirsi in città nel Quartiere di Santa Croce ove visse, riconciliata con il marito, ed ebbe due figli".
La Baldissera e lo sciopero delle trecciaiole del 1896 attraverso la cronaca de «La Nazione»