Orazio redivivo
L’Espresso, 21-09-2000, Enzo Siciliano
LA POESIA Alessandro Parronchi, “Le poesie”, 2 voll., Edizioni Polistampa, pp. LX-794, s.i.p.
Nel “ritratto” introduttivo all’opera poetica di Parronchi, Enrico Ghidetti ha ricordato fra gli altri due giudizi, quello di Pratolini (una lettera del 1941) e quello di Pasolini (una recensione del 1957), cui si affiancarono nel tempo Caproni e Bellezza. Pratolini (Parronchi lo insegue nella data di nascita, nato lui nel 1914, l’altro nel 1913: e hanno sempre condiviso passioni letterarie e di vita), Pratolini, dicevo, isola il visibilismo dell’amico: "Tu distingui ciò che accade dinanzi ai tuoi occhi, non accerti,
e distinguendo lasci cadere l’immagine"; e aggiunge che l’assenza dalla vita che sembra esserci in quella poesia è però "volontà d’amore", atto morale. Pasolini invece sottolineò del poeta la discorsività, il diarismo, un tono grigio non crepuscolare, "estroso ma non stravagante, limpido ma non ovvio". La resistenza all’ambiente ermetico del fiorentinismo anni Trenta, Parronchi la compì con l’aiuto della propria cultura, attentissimo critico e storico dell’arte. Appunto, risolse in visibilismo la tentazione al simbolo. Passata la guerra, la sua personalità si è fatta chiara. Nei versi lavorati con devozione estrema
sul ritmo, è il lato della prosa, poiché la vita stessa è prosa, a crescere con originalità. Lo stesso Pratolini aveva già avvertito nel primo tempo parronchiano una vocazione al classico. Oggi, quest’opera dispiegata nella sua interezza, decantata da accenti sempre nitidi, velata da una malinconia che non fa patti con il pianto ma con la ragione, a me sembra essersi via via votata a un equilibrio oraziano, il poeta tutto sommato più vicino a Parronchi. In questi versi si parla di amici, dell’esistenza che scorre e infetta tutto: è il principio della realtà a selezionarli in modo sempre infallibile, perfetto.
Le Poesie