Il secolo silenzioso di Parronchi
La Repubblica, 07-01-2007, Beatrice Manetti
È morto a 92 anni l’ultimo maestro dell’ermetismo. Amico di Luzi e Bigongiari, Rosai e Gatto: una vita educatamente ma tenacemente in dissidio con il proprio tempo Furono per Parronchi gli anni dell’amicizia con Piero Bgongiari, Alfonso Gatto, Ottone Rosai e Mario Marcucci, il pittore viareggino dal temperamento di marinaio, così diverso da lui e da lui così ammirato; gli anni del crollo del fascismo e del pendolarismo avventuroso tra le macerie di Firenze e la casa di campagna a Greve in Chianti; gli anni dell’esordio con «I giorni sensibili», nel 1941, e della scoperta definitiva di quello che per lui sarebbe sempre stato «il vero»: il lento abbandonarci delle cose, lo scorrere del tempo, le morti impercettibili, inesorabili, che screziano la quotidianità.
Questo poeta della perdita, educatamente ma tenacemente in dissidio con il proprio tempo, tutto poteva essere tranne che un uomo pubblico. Anche le sue battaglie di storico dell’arte, una passione giovanile diventata professione, le ha combattute con la pazienza con la discrezione che ha messo nell’insegnamento universitario, che si trattasse di una nuova attribuzione donatelliana o michelangiolesca, come quella del Crocifisso di Michelangelo scovato nel 1959
nell’oratorio della chiesa di San Rocco a Massa, o di rendere giustizia agli artisti toscani - e non solo - più amati. Solo una volta ha lasciato che la politica entrasse nella sua vita, e i modi e l’occasione dicono tutto della sua idea del vivere civile: è stato nel 2003, quando Parronchi ha proposto, insieme alla Comunità di Sant’Egidio, un emendamento all’articolo 4 dello Statuto regionale, chiedendo il riconoscimento degli anziani come «soggetti pienamente titolari di personalità e umanità anche quando si infermano». La dignità di un vecchio contava per lui più dei problemi della globalizzazione, il diritto di un malato più di una polemica del Social Forum.
Cause perse, forse. Oppure messaggi di lungimiranza messi in bottiglia e affidati al mare del tempo. Neanche in quello credeva Parronchi – «ho smesso di credere nella capacità chiarificatrice del tempo», diceva spesso negli ultimi anni, trascorsi lottando contro la malattia e riordinando i carteggi con i suoi molti compagni di strada, da Vasco Pratolini a Vittorio Sereni. Con lui, però, il tempo è stato generoso. Gli ha regalato, in tarda età, una splendida e inaspettata primavera creativa, e l’affetto ammirato della sua città. Dopo la pubblicazione,
per i tipi di Polistampa, di tutta la sua opera in versi nel 2001, quattro anni fa il poeta è stato festeggiato da «Leggere per non dimenticare» con la presentazione della sua raccolta più recente e con una mostra fotografica realizzate da lui stesso.
Nel dicembre del 2004, infine, la cerimonia per i novant’anni nel Saloncino della Pergola, sempre nell’ambito di «Leggere per non dimenticare». A poco più di un mese di distanza dal novantesimo compleanno di Mario Luzi, Firenze diceva grazie a un altro dei suoi grandi vecchi, come a chiedergli conferma di una continuità della memoria e delle generazioni, con un abbraccio collettivo e con la targa del Comune di Firenze, donata a Parronchi dal sindaco Domenici. «Non posso dirmi pienamente soddisfatto della mia vita e del mio lavoro – aveva detto in quell’occasione – ma complessivamente non sono scontento: credo di avere lavorato molto e di essere stato anche un uomo fortunato». Oggi l’ultimo saluto: dalle 10.30 la salma del poeta sarà esposta nella Cappella di San Luca, detta «degli artisti», nel chistro della SS. Annunziata. Il funerale si terrà alle 15 di domani nella basilica, alla presenza delle autorità cittadine e del Gonfalone di Firenze.
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