Nel capoluogo toscano, arrivati oltre 2200 “angeli del fango”
Radio Vaticana, 04-11-2006, Isabella Piro
Così, nella Messa del Santo Natale celebrata il 24 dicembre 1966 nel Duomo di Firenze, Papa Paolo VI rese omaggio alla città. Poco meno di 2 mesi prima, all’alba del 4 novembre, il capoluogo toscano si era svegliato invaso dal fango. Le piogge battenti degli ultimi giorni avevano fatto crescere a dismisura l’Arno, che aveva rotto gli argini. 35 persone morirono, sepolte dalle acque melmose che sfiorarono i 5 metri. A migliaia persero i loro averi, il loro lavoro. Ma non persero la dignità, quella fierezza, la chiamò Papa Montini, che li spinse a rimboccarsi le maniche. Due giorni dopo l’ondata di piena, il fiume si ritirò, lasciando Firenze sepolta da una montagna di detriti. Ed è proprio allora che arrivarono loro, i così detti “Angeli del Fango”: erano giovani volontari italiani e stranieri. Risposero all’appello
delle autorità locali per portare aiuto alla popolazione, ma anche per portare in salvo quell’immenso patrimonio artistico e culturale che ancora oggi rende grande Firenze. Adriano Poggiali era uno di quegli angeli del fango; aveva solo 14 anni all’epoca, ma quei giorni non li dimenticherà mai: “L’atmosfera era ovviamente di sconcerto e di sconforto. Stando tra noi, però, si creò quel feeling, quell’entusiasmo che nei momenti di tragedia questa città in qualche modo riesce ancora a dare. Si toccava nella gente questa voglia di riscatto e di ritornare alla normalità”. Nella desolazione del novembre ‘66, ci fu un uomo che si dedicò anima e corpo alla città: si chiamava Piero Bargellini ed era il sindaco di Firenze. La sua casa, collocata nel quartiere Santa Croce, fu una delle prime ad essere travolta dall’Arno.
Eppure, il primo cittadino non accettò i soccorsi, finché non fu certo che il resto della popolazione era al sicuro. La figlia Bernardina ci racconta come il sindaco affrontò l’emergenza: “Fu bravissimo e fortissimo. Scherzava con le persone. Mi ricordo quando venne Montanelli. Arrivò alla casa di mio padre e non ebbe il coraggio di entrare. Al babbo, mentre usciva vestito da palombaro, perchè aveva gli stivaloni, Montanelli disse: ‘Che fai?’ E il babbo ridendo disse: ‘Che faccio? Faccio i fanghi, vedi. Me li hanno portati a domicilio’”. Anche il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, ha voluto ricordare gli “Angeli del fango”, definendoli un “esempio indelebile di passione civile ed ideale”. Ed a loro, eroica gente di buona volontà, oggi Firenze ha detto grazie.
L’alluvione di Piero Bargellini