Cult a teatro. L’acqua cheta fa tris
Corriere fiorentino, 28-12-2019, Anna Amoroso
Evergreen. La commedia di Augusto Novelli in contemporanea al Niccolini e a Rifredi. E il 31 dicembre anche al Teatro Aurora di Scandicci con «Guelfi e Ghibellini». Baronti (Compagnia delle Seggiole): mostra la città com’era prima dei turisti

Divertente, leggera e senza tempo grazie alle tantissime repliche e ai riadattamenti che l’hanno resa la più famosa commedia in vernacolo fiorentino. Da oltre un secolo L’acqua cheta del drammaturgo e scrittore Augusto Novelli va in scena per raccontare una storia ancora attuale fatta di discussioni casalinghe, inevitabili preferenze e un immancabile lieto fine.
Il successo di questo cult del teatro fiorentino ha avuto inizio nel 1908, all’Alfieri di Firenze, e da allora non ha conosciuto crisi. E in questi giorni di festa continua a vivere in tre teatri.
Al Niccolini, fino al 4 gennaio, la Compagnia delle Seggiole capitanata da Fabio Baronti, è sul palco per il terzo anno consecutivo con
un allestimento filologico che riporta l’opera alla sua essenzialità, mentre al Teatro di Rifredi, fino al 29 dicembre, gli amori intrecciati di Ida e Anita, le figlie del fiaccheraio Ulisse e della Sora Rosa, sono riproposti dalla compagnia II Grillo diretta da Raúl Bulgherini. Per Capodanno anche il Teatro Aurora di Scandicci scommette sulla commedia di Augusto Novelli con la regia di Romano Manetti e la compagnia teatrale amatoriale della P.A. Humanitas Scandicci Guelfi e Ghibellini. «È un classico del teatro popolare e ha senso riproporlo ancora oggi perché è attualissimo – racconta Fabio Baronti, fondatore della Compagnia delle Seggiole – È un piccolo capolavoro perché rappresenta le dinamiche che ci possono essere in qualsiasi famiglia. Portiamo la testimonianza di una Firenze pulita e rispettosa dove si ride. C’è anche grande saggezza popolare in un impianto drammaturgico perfetto che mostra la città com’era prima dei turisti, dell’alluvione
e della guerra».
Le Seggiole hanno affrontato il riadattamento nel 2008, in occasione del centenario. «Per la sua facilità di realizzazione molte compagnie hanno aggiunto scene e gag che non c’erano nel corso degli anni – prosegue Baronti – mentre noi abbiamo rispettato il testo, le età e i ruoli dei personaggi restituendo credibilità alla commedia e togliendo le sovrastrutture».
Nella notte di Capodanno di centoundici anni fa Augusto Novelli riuscì a convincere l’attore Andrea Niccoli a portare in America il teatro popolare in vernacolo. Di quella lingua è rimasto lo spirito forte, e tra raffiche di battute c’è la riscoperta di una città che è ancora possibile ritrovare in alcuni modi di dire e nelle dinamiche. «Vogliamo testimoniare un linguaggio pulito e asciutto che oggi non è più in uso – conclude Baronti – un linguaggio garbato che da onore a Firenze e che ci permette di capire da dove veniamo».
Rassegna stampa Teatro Niccolini Firenze