Il santo tutto francese per Cosimo il devoto
Corriere fiorentino, 22-10-2017, Luca Scarlini
Un santo con la tonaca, una vanga in mano puntata verso terra, su cui poggia il piede sinistro e la testa indirizzata al cielo, contemplato in estasi, presiede ai giardini della villa della Topaia, voluta da Cosimo III come casino di caccia, nascosta sopra la villa della Petraia. Si tratta di San Fiacre, in italiano Fiacrio, patrono degli ortolani e in fama di miracoli per chi si occupava di coltivazioni. La devozione per questa figura, di culto francese, venne portata a Firenze da Cristina di Lorena, al suo arrivo. Si può
capire come Cosimo III, devoto fino all’ossessione, fosse entusiasta di poter trovare una figura cristiana che sostituisse le consuete Pomone o Cereri. Come illustra la monografia di Sandro Bellesi su I marmi di Giuseppe Piamontini (Polistampa, 2008) fu lo scultore a firmare l’opera, commissionata dal Granduca per il giardino della villa nel 1696. L’artista che aveva studiato a Roma con la protezione medicea, fu richiamato a Firenze, come narra il Baldinucci: «dove ha condottomolte belle cose, e fra l’altre
la figura di un Cristomorto, alla quale sua Altezza ha fatto dar luogo sotto l’altare di sua privata cappella». Nella dimora tra Firenze e Sesto, Cosimo aveva fatto realizzare stucchi di soggetto naturalistico. Il nome del santo nel Novecento è tornato d’attualità, grazie a Georges Simenon, che indica in Saint-Fiacre (cittadina francese immaginaria, che ne riassume due esistenti), il luogo natale del Commissario Maigret, come si riassume nel romanzo Il Caso Saint-Fiacre (1933).
I marmi di Giuseppe Piamontini