Gli angeli delle macerie
Informatore, 01-03-2017, Antonio Comerci
Storia e cronaca della Protezione civile. Dagli “Angeli del fango” a quelli di Rigopiano

«In questo racconto sulla protezione civile, l’alluvione di Firenze rappresenta un momento di svolta epocale. A soldati di leva, Vigili del fuoco, Carabinieri e Polizia, si unirono migliaia di ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia e dal resto dell’Europa. Un giornalista, sul momento, li definì “gli angeli del fango” e tanto è evocativa questa espressione che racconta ancora oggi di una spinta generosa verso gli altri». Queste le considerazioni di Rossella Muroni nella presentazione del libro di Erasmo D’Angelis Italiani con gli stivali (Edizioni Polistampa), che ripercorre la storia dei disastri ambientali e di quel che si è fatto e si fa per soccorrere le vittime di questi eventi. Presi dalle ricorrenti polemiche sui soccorsi che arrivano in ritardo, sugli allarmi mai scattati per tempo, sui mezzi inadeguati rispetto alle dimensioni della sciagura... questa volta, con le catastrofi che stanno martoriando il centro Italia da fine agosto, ci si è resi conto di una macchina, la Protezione civile, che funziona e che è un’esperienza originale e d’avanguardia, tutta italiana. Finalmente un po’ di riconoscimento ai Vigili del fuoco, alle forze dell’ordine
e ai volontari che, con sacrificio e rischio, danno soccorso a chi ha perso tutto in pochi istanti. In questo clima di maggiore attenzione dell’opinione pubblica verso la Protezione civile, arriva il libro di D’Angelis. Giornalista, divulgatore e militante di tematiche ambientali da sempre, dal 2014 coordina #Italiasicura, strumento del Governo per studiare e far fronte al dissesto idrico e geologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche. Racconta D’Angelis che sia i primi provvedimenti pubblici in materia di prevenzione degli incendi che le associazioni di volontariato nascono nella Firenze medievale: «Nel 1344 la città istituì il Corpo della Guardia del Fuoco, struttura che per i due secoli successivi fu presa a modello in Europa. Mentre l’inizio del volontariato si legge sui fogli ingialliti dei Codici custoditi dal 1244 dalla Confraternita della Misericordia di Firenze». Ed oggi volontari, preparati dalle loro associazioni con corsi specifici, e professionisti appassionati (Vigili del fuoco, esercito, forze dell’ordine) sono la miscela che ha reso la Protezione civile italiana un modello per gli altri Paesi. Da quando ci si è dotati di un sistema d’intervento più efficiente per far fronte alle catastrofi che hanno colpito negli ultimi decenni il nostro Paese?
«Dal terremoto in Friuli nel 1976 - afferma D’Angelis - con l’intuizione che serviva un’autorità per fermare la disorganizzazione dei soccorsi e coordinare l’intera macchina statale e il volontariato. In quel dramma il governo nominò commissario Giuseppe Zamberletti e nacque l’idea della Protezione civile, che vide però la luce solo nel 1992. Oggi è un sistema di eccellenza che ha in rete tutte le strutture operative del nostro Paese». Nel libro ci sono molte “schede” su come comportarsi in caso di incendio, terremoto e incidenti che possono capitare. Manca in Italia una cultura dell’emergenza? «A noi mancano tre cose - risponde D’Angelis -: coscienza del rischio, conoscenza dei fenomeni naturali, consapevolezza dei comportamenti da adottare. Ma dobbiamo e possiamo ripetere l’impresa riuscita al Giappone o alla California di diffondere la cultura dell’emergenza, dalle scuole ai luoghi di lavoro. L’infinita tragedia del centro Italia è un’altra durissima lezione che ci deve spingere a cambiare radicalmente il nostro approccio alle catastrofi. Basta fatalismo, rassegnazione, scongiuri. Guardiamo in faccia i rischi, perché oggi possiamo affrontarli, non ci trovano più impreparati come un tempo».
Italiani con gli stivali
Storia, imprese, organizzazione della Protezione Civile