Giovanni Spadolini: la questione ebraica e lo stato d’Israele
Ricerche di Storia Politica, 01-05-2014, Andrea Mariuzzo
Il volume trova il proprio punto di partenza dalla volontà dell’A., esperto studioso di storia politica nonché allievo e collaboratore di Giovanni Spadolini nelle sue attività culturali, di individuare le radici culturali dell’atteggiamento nei confronti di Israele e della sua esperienza storica che negli anni Settanta e Ottanta fece del leader repubblicano, da presidente del Consiglio e da ministro, uno dei più convinti assertori del diritto del paese all’esistenza e dell’esigenza di sostenerne la presenza nel complesso scacchiere mediorientale.
Baldacci ricostruisce la «lunga coerenza» del suo protagonista sul tema, avvertendo comunque che essa «non vuol dire uniformità e invariabilità di giudizi» (p. 5), prendendo le mosse dall’esperienza giornalistica di Spadolini in alcuni dei più prestigiosi fogli quotidiani e periodici italiani della prima età repubblicana. Negli editoriali che, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, correlavano le riflessioni sulle convulse vicende militari e diplomatiche del Medio Oriente nella Guerra Fredda e questioni e schieramenti della politica interna italiana, l’influente giornalista superò la sostanziale indifferenza alla questione che aveva accompagnato la nascita dello stato ebraico e la «guerra
d’indipendenza» del 1948, e individuò due dei capisaldi del suo atteggia mento in materia, destinati a ripresentarsi e ad approfondirsi ulteriormente nel corso del tempo. Da un lato, il sempre più profondo rispetto per l’identità culturale ebraica, interpretata come incarnazione dei valori universali della tolleranza e del rispetto umano, e anche per l’epopea sionista, episodio di riscatto nazionale e di liberazione di un popolo a più riprese accostato dallo Spadolini studioso di storia al Risorgimento. Dall’altro, il confronto aperto con settori del mondo politico italiano, certamente il comunismo filosovietico e più tardi il socialismo craxiano, ma anche una sinistra democristiana caratterizzata tanto dalla ricerca di uno spazio autonomo dagli Usa in politica internazionale quanto da residui di diffidenza antiebraica di derivazione confessionale, per i quali l’«equidistanza» tra Israele e mondo arabo spingeva troppo spesso all’indulgenza o all’aperta simpatia per il secondo.
Secondo queste due direttrici politico-culturali Baldacci espone e interpreta, con grande diligenza, le prese di posizione sulla questione israelo-palestinese dello Spadolini ministro dei Beni culturali, promotore del diritto dell’archeologia biblica a compiere rilievi sulla spianata
delle moschee in opposizione al divieto nutrito di pregiudizi politici emanato dall’UNESCO, dello Spadolini presidente del Consiglio alle prese con l’attacco israeliano in Libano, censurato senza però negare il diritto di Tel Aviv alla propria difesa, dello Spadolini ministro della Difesa, pronto alla crisi di governo di fronte alla gestione italiana dell’affare «Achille Lauro», e in generale dello Spadolini più volte visitatore in veste pubblica o privata dello stato ebraico e referente di spicco in Italia per i maggiori leader del paese mediorientale durante la sua carriera nelle istituzioni.
Completo nei riferimenti documentari essenziali, già per questo il lavoro è un contributo importante alle prime compiute ricostruzioni sullo scenario istituzionale italiano degli anni Settanta-Ottanta che vedono la luce in questi anni. Sul piano della tecnica storiografica, però, il volume risulta per certi versi un «semilavorato». Gli ormai numerosi riferimenti critici disponibili sui temi generali della politica repubblicana, sulle relazioni italo-israeliane o sulle comunità ebraiche italiane ed europee dopo la Seconda guerra mondiale sono debitamente ricordati nella Nota bibliografica (pp. 219-225), ma non appaiono del tutto integrati nel corpo della ricostruzione.
Giovanni Spadolini: la questione ebraica e lo stato d’Israele
Una lunga coerenza