Spigolare parole, rubare sguardi
Diritto, immigrazione e cittadinanza, 01-01-2014, Alessandro Simoni
Bello e utile, il libro di Dimitris Argiropoulos, che si aggiunge a una letteratura sull’universo Rom che negli ultimi anni ha avuto quantitativamente un’impennata, come riflesso della maggiore attenzione (spesso tutt’altro che amichevole) politica e mediatica per le persone percepite e classificate come “Rom”, o altri termini considerati sinonimi meno politicamente corretti. Giustapponendo interviste/conversazioni con Rom e Sinti e riflessioni più generali, Argiropoulos ci aiuta a perfezionare la nostra visione circa le forme assunte in Italia dall’interazione tra chi appartiene in qualche modo al mondo Rom, e chi vi è invece estraneo.
Nelle prime due parti (pp. 1-79) le voci sono di abitanti di “campi nomadi”, o di persone che hanno vissuto in un campo per poi muovere verso altri contesti. Dominano le voci di Sinti dell’Emilia, che ci rivelano molto delle loro vite e specialmente dei molti intrecci con quelle di chi Sinto non è; intrecci di lavoro, di relazioni assistenziali ed altro, da cui spesso sembrano trarre più vantaggi quelli che Sinti non sono. Le parole e le esperienze sono riferite mantenendo la vivacità delle conversazioni, ma strutturandole in modo da fornire uno spaccato di vite che sfidano ogni esotismo della “ziganità”; vite in buona misura “normali”, ma sempre impegnate in una complessa navigazione tra identità sfuggenti. Chi legge è aiutato a comprendere come la domanda su cosa vi sia di specificamente Rom, o Sinto, o tanto meno “zingaro”, non abbia risposte precise e stabili, e poche comunque utili a indirizzare il lavoro delle istituzioni.
Una cosa è certa: l’essenza non dei Rom o dei Sinti, ma del problema sociale provocato dalla rappresentazioni dei Rom e dei Sinti, non può mai essere afferrata appieno senza un “ultimo miglio” di esperienza diretta. Questo vale in particolare per il contatto tra i Rom e le persone che li incontrano “in quanto Rom” e che su di loro esercitano un potere, gli assistenti sociali, gli agenti di polizia, i magistrati. Più che “incontrare
i Rom” è utile assistere proprio a questi contatti, ponendo attenzione alle modalità spesso sottili in cui tutto cambia rispetto alle situazioni in cui il Rom è assente o invisibile.
Nelle sezioni successive (pp. 83-224) Argiropulos rivisita i “grandi temi” della discriminazione e della marginalizzazione passando in modo eclettico dalla storia al presente, e riprendendo le voci Rom in una sezione finale (pp. 228-234) in cui gli attori non sono solo Sinti emiliani ma anche Rom abruzzesi, serbi, kosovari. La postfazione (pp. 235-236) è di Nazzareno Guarnieri, presidente della Fondazione Romanì, una delle voci più note dell’attuale attivismo Rom in Italia.
Il libro di Argiropoulos è, particolarmente nelle sue prime parti, senza dubbio un “must read” per chi voglia comprendere le sfumature del rapporto tra Rom e società circostante in Italia e non abbia la possibilità di percorrere da solo l’“ultimo miglio”, dedicando tempo ad osservare come i non Rom trattano quelli che vedono come Rom, e viceversa.
Come tutte le “letture Rom” anche questa va considerata una tra tante finestre aperte su un paesaggio sconfinato. Per quanto ampia e ben disposta, ve ne sarà sempre un’altra da cui si avrà una visione differente. In questo caso la messa a fuoco sui Sinti emiliani è marcata, e chi manca di una formazione generale non può utilizzare questa come prima “lettura sui Rom”.
Unito a una trattazione introduttiva generale di qualità come può essere in italiano I Rom d’Europa. Una storia moderna di Leonardo Piasere o in inglese The Gypsies di Angus Fraser (che rimane a nostro parere un esempio di respiro e leggibilità, anche se alcuni obietteranno), il libro di Argiropoulos può essere una buona “cura d’urto” e una buona scelta per chi non abbia il tempo di leggersi migliaia di pagine.
Certamente questo libro fa comprendere meglio le diverse anime del mondo Rom italiano, le sue potenzialità, le sue tensioni, e anche le comprensibili difficoltà
di scegliere il giusto registro di comunicazione con la generalità della società. Argiropoulos sceglie un registro pacato e sfumato, a nostro avviso benefico. È interessante notare come questo registro sia differente da chi sceglie una prospettiva più politica, come si può vedere ad esempio nella postfazione di Guarnieri, con toni molto più tranchant, che a nostro sommesso parere rischiano di creare confusione in chi si avvicina al mondo Rom (e non sono pochi) con una semplice volontà di comprendere. Per Guarnieri, le «ricerche sociologiche, antropologiche e linguistiche non riescono ad andare oltre i luoghi comuni e spesso sono finalizzate alla conferma delle false interpretazioni culturali del passato» (p. 235). Si liquidano in tal modo senza appello gli infiniti filoni di ricerca che ormai da tempo si sono sviluppati in Italia e altrove, con molti ottimi studiosi (Piasere, Saletti Salza, Tosi Cambini per gli antropologi, Sigona e Vitale per la sociologia, tanto per fare qualche nome) che ci hanno permesso di capire molte cose e i cui lavori rappresentano potenzialmente una validissima base di conoscenze per la formulazione di politiche pubbliche.
Il problema, purtroppo, non è quello dell’inadeguatezza degli scienziati sociali che ora si occupano dei Rom (i migliori dei quali Argiropoulos utilizza e cita), ma dell’apparente incapacità delle istituzioni, anche ai più alti livelli, di selezionare e utilizzare quanto viene elaborato nel circuito scientifico. Basterebbe citare il Rapporto conclusivo dell’indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Camminanti in Italia pubblicato nel 2011 dalla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, un documento raccapricciante per uso e selezione delle fonti, distorsioni, errori, banalità, e pericoloso in quanto un lettore non accorto potrebbe ritenerlo una valida “prima lettura” considerata l’istituzione che lo ha prodotto.
All’ombra di questi errori, e delle generalizzazioni bilaterali, Argiropoulos ci fornisce invece con passione e pazienza un bel lavoro.
Spigolare parole, rubare sguardi
Conversazioni con i rom. Incontri da intuire, da pensare, da narrare e da riscrivere