Giovanni Spadolini: la questione ebraica e lo stato d’Israele
Storia in Rete, 01-03-2014, Guglielmo Salotti
Sono tante e diverse fra loro le motivazioni che servono a spiegare l’atteggiamento di Giovanni Spadolini nei confronti dello Stato d’Israele durante la sua lunga attività giornalistica (alla direzione del «Resto del Carlino» prima e del «Corriere della Sera» poi) e politica (parlamentare e poi segretario nazionale del PRI, ministro dei Beni Culturali, presidente del Consiglio, ministro della Difesa, presidente del Senato). Un atteggiamento, quello di Spadolini, che conobbe varie fasi, senza fossilizzarsi su preconcetti o su posizione iniziali, ma che, pur non portando mai a uno scadimento di interesse per la questione ebraica, si evolse a seconda degli avvenimenti storici e dei mutamenti a livello interno e internazionale di cui fu attento testimone. Seguendo tali varie fasi, Valentino Baldacci, già docente alla facoltà do Scienze Politiche «Cesare Alfieri» dell’Università
di Firenze, rinviene nella formazione storica e nell’impulso etico che contrassegnarono il pensiero di Spadolini la chiave di lettura principale e i punti fermi e immutabili del suo atteggiamento verso Israele. In particolare risaltano il parallelismo da lui sempre sostenuto fra Risorgimento italiano e Sionismo, il forte influsso esercitato dal pensiero di Mazzini su Theodor Herzel, il fondamentale valore della tolleranza che Spadolini vedrà incarnato in tutta la storia dell’ebraismo e trasmesso allo Stato d’Israele. Sul piano politico,il giudizio di Spadolini sulla questione ebraica fu per certi versi condizionato dalla piega assunta negli anni dagli avvenimenti internazionali e interni, ferma restando la difesa a spada tratta del diritto all’esistenza dello Stato di Israele. Si attenuano, a partire dagli anni Ottanta, di fronte ai mutamenti imposti dalla politica di Gorbaciov, i timori
in precedenza espressi per l’influenza esercitata dall’URSS sullo scacchiere medio-orientale (e sul seguito che essa trovava nella politica interna italiana, dal Pci alla sinistra socialista, democristiana e cattolica), e lo stesso originario rifiuto del panarabismo, pur non del tutto rinnegato, mostrerà maggiori aperture verso una comprensione del problema palestinese. Non viene certo meno la coerenza di Spadolini nei confronti dello Stato israeliano, ma finisce per predominare la sua attenzione, di storico e politico insieme, per i mutamenti epocali che stavano verificandosi sullo scenario internazionale (così come i suoi timori per i rinnovati rigurgiti di antisemitismo), con quella rottura di equilibri che non potrà non avere contraccolpi sulla politica interna italiana, anche se non tutti, ancora oggi, in Italia, sembrano averne recepita appieno la reale entità.
Giovanni Spadolini: la questione ebraica e lo stato d’Israele
Una lunga coerenza