Signa e le sue figlie della maglia
Corriere fiorentino, 21-02-2013, Ivana Zuliani
È nato come circolo letterario tra signore, un passatempo per pensionate con l’hobby della lettura, è diventato un «collettivo» di scrittrici che ora sta per mandare alle stampe il secondo libro  Terza, Nicoletta, Maria Anita, Gabriella, Alfina, Laura, Anna e Concetta, sono otto amiche signesi tra i 40 e i 76 anni, maestre, professoresse in pensione, un’ex artigiana poi diventata edicolante e una ragioniera-poetessa disoccupata e fanno parte dell’associazione culturale Exinea e ogni venerdì pomeriggio si ritrovano nella biblioteca comunale per bere un thè e leggere racconti che hanno scritto di proprio pugno o discutere di libri e autori. Insieme, a 16 mani, hanno scritto Appunti di maglia, in uscita a metà marzo per Polistampa: una ricerca sulla nascita e lo sviluppo dei maglifici a Signa nel periodo della ricostruzione post-bellica e del boom economico, con testimonianze di chi le maglie le faceva e, in certi casi, le fa ancora. «Ci siamo messe a indagare andando a intervistare imprenditori e i lavoratori della filiera. All’inizio ci hanno un po’ snobbato, ma siamo state delle rompiscatole e alla
fine ci hanno raccontato le loro esperienze». Ne è venuto fuori uno spaccato di storia del territorio, un mondo fatto da piccoli imprenditori, operai, tintori, lavandai, magliaie che lavoravano in fabbrica o a casa «nel tempo d’avanzo» come si dice da queste parti. L’idea l’ha avuta Terza Agnoletti, la socia più anziana di Exinea. «Da bambina e poi da adolescente nella mia famiglia, a Pistoia, ho visto nascere una fabbrica di confezioni per bambini da una macchina da maglieria composta con gli ultimi soldi rimasti dopo la guerra» racconta. «Quando poi mi sono sposata e sono venuta a Signa era il periodo del boom della maglia: non esisteva garage o casa in cui non ci fosse una donna a fare maglieria». La ricerca si ferma agli anni del boom, non arriva ai giorni nostri. «Abbiamo trovato molto interessante il passaggio nel dopoguerra dalla civiltà contadina a quella industriale» spiega Terza.
«La macchina da maglieria veniva acquistata per le giovani ragazze come parte del corredo da portare nella casa coniugale, il lavoro a domicilio era visto anche come forma di protezione nei confronti
della giovane figlia, quando il lavoro c’era non esistevano né sabati né domeniche ( uno dei capitoli è intitolato "quando i cinesi eravamo noi")». Nella produzione fondamentale era il ruolo della donna. «Le donne, oltre a lavorare, accudivano i figli piccoli, che tenevano accanto a sé anche quando smacchinavano». Nel libro c’è il racconto di una signora che si è definita «figlia della maglia», perché nata in una culla di lana. Le «nonne scrittrici» si sono incontrate ai corsi di scrittura in biblioteca. Tre anni fa hanno fondato l’associazione Exinea e oggi sono alla loro seconda opera (la terza se si tiene conto del primo romanzo scritto come esercizio e stampato in casa in poche copie): nel 2011 pubblicarono La ragnaia dell’Uccellara (ed. Masso delle Fate) un romanzo storico ambientato a Signa e Firenze sull’amore tra Giovan Battista Cavalcanti e Maddalena Del Rosso. Ora questa ricerca sulla maglieria, per «salvare» un patrimonio di esperienze, creatività. laboriosità e iniziative che altrimenti rischia di andare perduto.
Appunti di maglia
Intrecci e fili. Per una storia della maglieria a Signa