I versi, una luce nell’esilio triste della vecchiaia
Il Venerdì di Repubblica, 25-01-2013, Enzo Golino
La vecchiaia e l’ombra, condizione esistenziale che l’accompagna e le assomiglia in quanto simbolo dello status anagrafico e immagine della fine, in presenza o meno del declino fisico, sono figure ricorrenti nei versi di Anna Elisa De Gregorio pubblicati da Raffaelli Editore in Dopo tanto esilio. L’esilio è in modo preminente la malattia di cui si trovano qua e là le tracce: “Un corpo sperduto nell’alzheimer”, “cicatrici”,
“artrosi”, “la sequela delle pillole”. Il richiamo alle Poste, seguito dall’alluso gesto che deposita “la pensione (...) nella scatola di legno con la chiave” e alla citazione dello “sguardo” rivolto a un interno sfocato sul televisore spento disegnano - con parole incisive e appropriate - frammenti dell’agire quotidiano di una persona avanti negli anni.
Momenti di esilio, anche non espliciti, affiorano
nelle tre sezioni del libro: magari in un vissuto mancato, in un’assenza espressiva, meno avvertibili in Le rondini di Manet (Polistampa 2010), convincente opera prima. Eppure, in questo secondo libro dove manca un asse centrale, sparpagliato com’è in troppe direzioni, un bambino pronuncia l’atto di fede che gli ha trasmesso l’autrice secondo le proprie aspirazioni: “il suono delle parole si fa luce”.
Le rondini di Manet