Santa Maria Nuova, ospedale dei fiorentini
Toscana Medica, 01-06-2012, Antonio Panti
Mancava, pur nell’estesa storiografia sulla sanità e sulla medicina, un testo come questo della dr.ssa Esther Diana che Polistampa pubblica con grande ricchezza iconografica. Un libro ampio e ben documentato, che riesce a cogliere l’intreccio tra trasformazioni sociali, progressi della medicina, evoluzione dell’organizzazione sanitaria e, nello stesso tempo, a far rivivere i successi, i dilemmi, le difficoltà, le molteplici sfaccettature di una professione divisa tra impegno sociale, innovazioni scientifiche e tecnologiche, mutamenti dell’assistenza e una definizione di ruolo sempre perseguita e sempre rimessa in discussione. Un’ opera dedicata a Firenze, città ove la sanità e la medicina, pur nel sovrastante provincialismo della “toscanina”, hanno saputo talora anticipare sommovimenti radicali di portata nazionale, lasciando in vita, anzi sempre rinnovando, un ospedale nel centro della città, una struttura che ha vissuto con la città e per la città. Un’opera ove, nel fluire di un racconto complesso e minuzioso, si enucleano microstorie che ci fanno vivere le incertezze e i conflitti che hanno accompagnato i continui cambiamenti sociali e strutturali e il succedersi di eventi drammatici
come la seconda guerra mondiale. In questo corso secolare non è marginale il contributo scientifico dei medici fiorentini e il loro apporto alla trasformazione della sanità nel quadro dell’evoluzione dei diritti sociali. Il testo racconta la storia della nascita delle associazioni mediche fiorentine e dell’Ordine dall’origine al secondo dopoguerra. Se i medici, sull’ala dei successi della medicina, hanno ottenuto il riconoscimento dell’autonomia professionale, hanno anche saputo guadagnarsi un prestigio che, offuscato talora da comportamenti antideontologici – tragica la vicenda dei medici ebrei –, ha consentito alla categoria di inserirsi tra le componenti più incisive della società. Tuttavia a Firenze, come altrove, se i medici raggiungono posizioni personali di grande influenza non sono ascoltati, se non marginalmente, laddove si decide come spendere le risorse e come organizzare la sanità. È un tentativo che fallisce ai medici condotti, apostoli di un diritto alla salute allora realmente conculcato, come ai medici fascisti, cui non basta l’adesione al potere dominante per guadagnarsi una posizione decisionale nella sanità. Tuttavia la storia dei medici fiorentini mostra esempi di
grande rilievo tra i precursori della moderna tutela della salute e basti pensare alle battaglie dei medici condotti, ai primi medici del lavoro, alle posizioni innovative delle neonate associazioni dei medici ospedalieri, alle lotte degli igienisti contro le malattie nate dalla miseria. Ma la ragione principale per appassionarsi alla storia della sanità fiorentina, parte non secondaria di quella della città, non sta soltanto nella narrazione di vicende che riguardano i mezzi e gli strumenti che la società ha saputo darsi per garantire ai cittadini, anche ai meno abbienti, tutto ciò che i progressi della medicina potevano offrire. La ragione più importante consiste nel veder riaffermati i principi che oggi sembrano scontati o superati dalla globalizzazione mercantilistica. La lunga cronaca della sanità fiorentina, di cui viviamo oggi ulteriori straordinarie trasformazioni, non è altro che il racconto dell’affermarsi di valori di civiltà e di autentica convivenza, il riconoscere radici antiche e, insieme, vicine, che rappresentano tuttora il filo rosso di una scienza al servizio dell’uomo. Questa fatica di Esther Diana non è soltanto un tomo da esibire in biblioteca ma una lettura che fa riflettere.
Santa Maria Nuova ospedale dei fiorentini
Architettura ed assistenza nella Firenze tra Settecento e Novecento