I tratti gotici e straordinari di un eccellente marinaio
Italia Sera, 03-04-2012, Maurizio Gregorini
Torna in libreria “Lettere a Michele” insieme a sei racconti inediti, pubblicato da Polistampa. Giuseppe Brancale è stato uno scrittore della rinascita del Sud nel secondo dopoguerra. Carlo Levi scrisse: “I tuoi scritti sono una sintesi mirabile dell’antico col moderno, fanno meditare”

Marinaio e insegnante, Giuseppe Brancale (nato a Sant’Arcangelo, Potenza, l’8 gennaio 1925, e morto a Firenze il 15 maggio 1979) è stato uno scrittore della rinascita del Sud nel secondo dopoguerra. Trasferitosi a Firenze, vi ha portato a termine “Echi nella valle” (1973) e “Lettere a Michele” (1977). Ha lasciato inediti due romanzi, diversi racconti tutti ambientati in Basilicata nella Valle dell’Agri, e un saggio sulla questione meridionale che compare in appendice a “Il Rinnegato” (Polistampa, 2007. Con la pubblicazione, nell’ottobre 2007, de “Il rinnegato” ha preso il via il progetto “Giuseppe Brancale. Opere complete” che prevede l’uscita, entro il 2012, di tutta l’opera dello scrittore Giuseppe Brancale in quattro volumi). Il tema fondamentale è quello del ritorno (nei luoghi, sulla memoria, sulla storia) intrecciato alla dimensione della speranza. I lavori lasciati da Brancale coprono le vicende di due secoli, l’Otto e il Novecento, con una puntata nell’età romana nel già citato “ Echi nella valle” (Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che Polistampa ha riproposto in una collana di ‘Opere complete’, in quattro volumi): le vicende di Marco Laviano e Andrea Salinatore, discendenti di una stessa famiglia, in epoche diverse ma con la stessa ricerca che li condurrà, misteriosamente, dopo secoli, l’uno davanti all’altro. Per il libro il pittore Carlo Levi disegna il bozzetto di copertina, che annota: “Mirabile sintesi dell’antico col moderno. Una vicenda che commuove e fa meditare” . La nuova edizione è ricca di un’appendice in cui vi è materiale inedito e iconografico, dalla Basilicata agli anni fiorentini: un romanzo dai tratti gotici, uno straordinario affresco. A lungo introvabile (l’ultima edizione risale al 1975), l’edizione curata da Luca Nannipieri, è stata rivista con gli appunti dell’autore e arricchita con una raccolta
di “pagine ritrovate”: estratti di lettere, temi, poesie e foto d’epoca che aggiungono particolari preziosi alla biografia dello scrittore. Il romanzo, ambientato in Basilicata, racconta le vicende parallele di Marco Laviano (in epoca romana) e Andrea Salinatore (tra la guerra d’Etiopia, la seconda guerra mondiale e il secondo dopoguerra).Marco è un romano di adozione: è stato infatti raccolto da piccolo, dopo che la sua famiglia è stata dispersa da un attacco dei pirati. Diventato ufficiale dell’esercito, viene mandato in Lucania a tenervi il controllo di Roma durante la sanguinosa guerra che vede contrapposta la città che si avvia a diventare “caput mundi” agli antichi abitanti della Basilicata. Mentre è assente dal suo presidio la vendetta dei suoi stessi compatrioti si compie implacabile: i suoi soldati sono uccisi, nemmeno la moglie è risparmiata. Marco non resiste allo spettacolo, il dolore lo abbatte. Sarà seppellito nella fortezza che era chiamato a presidiare, e una lapide ricorderà il suo nome. Passano venti secoli e nel frattempo nessuno è entrato nella torre, un luogo tetro da cui si diffondono voci indefinite che spaventano la popolazione. Il contadino e pastore Andrea Salinatore, discendente del centurione, è ossessionato da incubi in cui vive un’esistenza non sua, una vita antica da cui è lontano e in cui, pure, si immedesima. Dopo le guerre in Etiopia e Libia, l e visioni lo spingono verso la misteriosa torre, dove si reca in compagnia di un mago. Sarà un cammino verso i fantasmi del passato, culminante in una rivelazione che Andrea non potrà raccontare. Nel romanzo di Brancale, il memorialismo e il tono intimistico si traducono in una dimensione narrativa semplice e di respiro: è un viaggio a ritroso nel tempo, quello che compie l’autore, per cogliere ciò che non passa. “Nel tuo libro -scrisse Carlo Levi all’amico scrittore- con mirabilia hai saputo mettere a fuoco sentimenti e problemi della tua gente, della nostra gente, alla quale è rivolto sempre il mio pensiero”. Oltre a un’introduzione che ripropone, tra l’altro, i preziosi contatti con Levi (1902-1975) e i rapporti con lo scrittore piemontese Pierangelo Soldini (1910-1974), ‘Echi’ porta un saggio critico del Presidente della
Regione Basilicata Vito De Filippo. Del 1977, come già detto, è “Lettere a Michele” (Ed. Grafistampa). Il romanzo, dedicato al medico Michele Di Gese, rappresenta un testamento spirituale dello scrittore. In forma di lettere, l’autore cerca di raccontare all’amico, prima di un’annunciata partenza, quello che accade nel suo presente e l’incontro con il cantastorie Gargané, che è apparso, un giorno, nei pressi della radura a cantare e raccontare la storia del mondo. Giuseppe Brancale nasce a Sant’Arcangelo, in provincia di Potenza. È un ragazzo vivace, nato in una famiglia di artigiani. All’età di quindici anni decide di arruolarsi nella Marina Militare, a Napoli, in modo da mantenersi agli studi. Scoppia la seconda guerra mondiale e Giuseppe si ritrova presto imbarcato come radiotelegrafista. Al termine della guerra, dopo un periodo di studi a Firenze, torna in Basilicata. Comincia a insegnare nelle scuole elementari. Nel frattempo pubblica un libro di poesie che considererà più avanti “un errore di gioventù”, tuttavia utile per desumere alcune notizie biografiche. Si esercita continuamente nella scrittura narrativa, sviluppando uno spiccato interesse per la ricerca storica. Giuseppe Brancale partecipa anche alle lotte sociali legate alla questione meridionale. Gli anni sessanta sono la camera di gestazione in cui vengono concepiti quasi tutti gli spunti narrativi che Brancale porterà a maturazione negli anni settanta (compreso l’inedito Rinnegato, cominciato a Firenze nel secondo dopoguerra), quando la voglia di scrivere diventerà prevalente. In questi anni Brancale incontra più volte Carlo Levi, in particolare a Roma nell’agosto del 1971 e nel gennaio del 1972. In questa seconda occasione Brancale gli sottopone i propri scritti. Nel 1973 si trasferisce con la famiglia a Firenze. Pubblica con l’editore Pellegrini di Cosenza il romanzo “Echi nella valle”: ne uscirà anche un’edizione per le scuole (per i tipi di Teorema, Firenze). Riesce a condurre in porto un progetto narrativo e a pubblicare un ulteriore romanzo, “Lettere a Michele”, nel giugno 1977. Si ammala gravemente nel 1978. Mette mano nuovamente al dattiloscritto di un altro romanzo, “Fantasmi che tornano”. Muore il 15maggio del 1979.
Lettere a Michele
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