Parronchi, il poeta attento alla realtà
La Nazione, 05-01-2012, Marco Marchi
 Tra qualche giorno saranno cinque anni esatti dalla sua scomparsa, ma Alessandro Parronchi grazie alla pregevole opera di poeta e di storico dell’arte che ci ha lasciato resta qui con noi. Le epoche certificate dal suo duplice grande libro – i suoi versi e i suoi studi – sono molte, ma vi spiccano senz’altro gli anni della giovinezza, con la sua particolare annessione alle vicende dell’ermetismo fiorentino, e quelli storicamente implicanti della guerra e del dopoguerra. Di rilievo i contatti e le amicizie che hanno costellato il suo attraversamento novecentesco, con privilegi su base territoriale accordati ad amici poeti come Luzi e Bigongiari e ad amici scrittori come Pratolini e Bilenchi, Bonsanti e Loria, ma anche,
negli anni più antichi, ad un pittore amato, di levatura sicuramente maggiore rispetto alla notorietà che gli è riconosciuta, come Mario Marcucci.
Ma le relazioni intessute da Parronchi nel corso della sua lunga vita (era nato a Firenze il 26 dicembre 1914) si allargarono anche ad un quadro nazionale ed internazionale, sempre all’insegna della poesia e dell’arte, e sempre alla ricerca, in nome di quell’inscindibile esercizio praticato, di «padri» e «fratelli» acquisiti per via di cultura. Come fu nel caso del poeta milanese Vittorio Sereni, l’autore di Diario d’Algeria e Gli strumenti umani, cui Parronchi confidò in una delle bellissime lettere oggi raccolte in Un tacito
mistero (Feltrinelli), il valore profondo della sua obbedienza quotidiana all’ispirazione, alla bellezza da riconoscere, creare e trasmettere scrivendo: «Non mi stancherò tanto presto di guardare, almeno fino a quando le ‘questioni di lavoro’ mi parranno, come lo sono ormai da tempo per me, l’unica ragione per vivere».
Un impegno protratto, esclusivo ed inclusivo, che in un contesto solidale di occasioni e concomitanze costantemente captato e accondisceso, giunse a farsi per Parronchi, insieme, specola di osservazione del reale e modo di esistere. Fino a quel caratterizzante Coraggio di vivere (ora in Le poesie, Polistampa), presto diventato testo-manifesto tra i suoi più emblematici. 
Le Poesie