La Toscana dal governo provvisorio al Regno d’Italia
Libro Aperto, 01-04-2011, Giustina Manica
Nell’anno delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia il Comitato per le celebrazioni del bicentenario di Bettino Ricasoli, fra le tante attività, ha voluto promuovere due convegni il primo dei quali si è svolto a Pisa, presso la Facoltà di Scienze Politiche e la Domus Mazziniana, l’11 dicembre 2009, dal titolo Pisa dal granducato al regno d’Italia. Istruzione, economia e società al tempo di Bettino Ricasoli, il secondo presso la Biblioteca Centrale Nazionale di Firenze il 26 febbraio 2010 dedicato a La Toscana dal governo provvisorio al regno d’Italia. Il plebiscito dell’11-12 marzo 1860. Frutto di queste iniziative due volumi che raccolgono i contributi di queste due giornate di studio.
Il primo volume con cui il Comitato Ricasoli apre una serie di pubblicazioni dedicate alla figura e al ruolo di Bettino Ricasoli nella costruzione dell’Italia unita è quello intitolato La Toscana dal governo provvisorio al regno d’Italia. In questo volume si snodano le complesse vicende che portarono il governo provvisorio toscano guidato da Bettino Ricasoli al plebiscito dell’11-12 marzo 1860 che sancì l’unione della Toscana col Piemonte.
L’unificazione della Toscana nel quadro dello stato nazionale era stata più volte ribadita da Ricasoli, che parlava di un’unione fra le diverse parti d’Italia che assumessero pari dignità piuttosto che d’annessione.
Il 20 agosto l’assemblea toscana votò all’unanimità l’unione con il Piemonte. Di seguito Cavour convinse Ricasoli dell’importanza di un plebiscito che avrebbe dato forza alla decisione già presa dall’Assemblea Provvisoria. Le reticenze di Ricasoli in merito erano dovute all’atteggiamento del clero che comunque apparve diviso tra oltranzisti, come l’arcivescovo di Pisa Cosimo Corsi e quello di Firenze, che comunque non creò ostacoli all’unificazione, e agli antiunitari che invece persero posizioni nelle campagne, tradizionalmente conservatrici. A schierarsi col fronte unitario anche i possidenti e la borghesia imprenditrice. Ormai Ricasoli poteva contare su ampie sfere di elettorato trasversali conquistando adesioni dalla campagna alla città.
I risultati del plebiscito furono proclamati da Enrico Poggi il 16 marzo 1860. su 386.445 votanti dei circa 540.000 aventi diritto al voto, 366.571 si erano dichiarati favorevoli all’unione col Piemonte, 14.925 per il regno separato e 4.949 schede erano state dichiarate nulle. Con la proclamazione del regno d’Italia, cui Ricasoli concorse con fermezza, l’unità come prodotto delle diverse culture e tradizioni locali venne meno, lasciando il posto alla costruzione di uno stato centralistico su cui, per diverse ragioni, lo stesso Ricasoli ripiegò pur non essendone sostenitore.
In questo volume troviamo un’attenta ricostruzione storica delle dinamiche politiche e culturali e dell’apporto che Ricasoli e i Toscani tutti diedero alla costruzione dell’Italia unita. Il libro si apre con la relazione introduttiva di Sandro Rogari, che è anche il curatore del volume, dal titolo La Toscana dal 27 aprile 1859 al 12 marzo 1860. Questo contributo, alto e di ampio respiro, racchiude tutti i temi su cui poi si sono soffermati in maniera specifica gli altri autori.
Pier Luigi Ballini sviluppa il tema de Gli unitari iniziando la narrazione da quando nei giorni successivi all’invasione austriaca del Granducato Ricasoli comincia a riflettere sul concetto di nazione. Per poi proseguire con la descrizione delle vicende che accompagnarono i giorni febbrili del 27 aprile 1859 fino al plebiscito del 12 marzo del 1860 che sancì l’unione della Toscana col Piemonte.
Giovanni Cipriani si è soffermato sul tema Gli “antiunitari” nella Toscana di Ricasoli. L’autore ha sottolineato come lo schieramento antiunitario alla partenza di Leopoldo II, il 27 aprile 1859, si sia rafforzato creando non poche problemi agli unitari. Molti erano ancora in quel periodo quanti non accettavano la fine del potere degli Asburgo Lorena in Toscana.
Il
contributo di Gabriele Paolini, Ricasoli e il plebiscito nel giudizio della diplomazia europea, ricostruisce la politica estera e il peso politico che i paesi europei quali Francia, Inghilterra, Austria e Russia hanno avuto nella realizzazione del plebiscito toscano.
Fiorenza Tarozzi ha svolto un tema dal titolo: I Plebisciti nelle ex Legazioni pontificie e nei Ducati. L’autrice ha ricostruito le vicende di come le provincie emiliane da Piacenza a Forlì si unirono al Regno di Sardegna attraverso i plebisciti dell’11 e 12 marzo.
Zeffiro Ciuffoletti ha sviluppato il tema de il Plebiscito in Toscana, analisi del voto, soffermandosi soprattutto sulla mobilitazione delle organizzazioni e dei comitati a favore del plebiscito. Cosimo Ceccuti ricostruisce nel suo contributo dal titolo La nazione e Il Risorgimento italiano: la vicenda del plebiscito il dibattito nella stampa giorentina nei giorni del plebiscito. Da una parte «La Nazione», il giornale di Ricasoli, che insisteva sui temi del voto, dell’unione, dell’astensionismo e dall’altra «Il Risorgimento italiano» che si soffermava maggiormente invece sui problemi che avrebbe affrontato la Toscana dopo il plebiscito. Infine Sergio Marchini e Gianluca Corradi sul tema Immagini e caricature nella stampa popolare hanno composto delle schede dove si leggono i caratteri salienti dei periodici pubblicati a Firenze dal 1858 al 1860 il tutto accompagnato da interessanti immagini che raffigurano per lo più caricature. I giornali su cui gli autori si sono soffermati sono «Il Passatempo», «Il Momo», «L’Italiano», «Il Piovano Arlotto», «Il Caffè», «L’Arlecchino», «La Strega», «La Chiacchera», «La Lente Gazzetta del Popolo», «Il Lampione», «La Lanterna», «La Lanterna di Diogene», «La Torre di Babele», «La Zanzara». Questi periodici con i loro articoli, le vignette, la caricatura e la satira politica hanno contribuito a creare nei toscani una maggiore consapevolezza del cambiamento politico avvenuto dopo il plebiscito. Non c’era più il Granducato: ora la Toscana era inserita in un contesto nazionale.
Il secondo volume raccoglie, invece, i contributi degli studiosi che hanno partecipato al convegno di studi tenutosi a Pisa nel dicembre 2009. In questo caso centrale è la città di Pisa nella fase successiva alla caduta del Granducato e in particolare l’attenzione si è fermata sugli aspetti culturali, religiosi, economici e sociali che hanno investito il risorgimento pisano, partendo dall’importanza che assunse l’Ateneo della città che dopo il 27 aprile 1859 rifiorisce, con l’arrivo di eminenti personalità in tutte le facoltà, concorrendo a formare l’élite politico amministrativa degli anni successivi. Il 23 luglio, il governo provvisorio reintegrò Pietro Cuppari nella carica di direttore dell’Istituto Agrario pisano e le facoltà precedentemente spostate a Siena ritornarono a Pisa. Il 3 dicembre dello stesso anno ci fu l’inaugurazione dei corsi dove Centofanti nella sua prolusione di apertura volle soffermarsi proprio sul tema del rapporto tra l’università “rinata” e la nuova Italia venuta alla luce dal lungo processo risorgimentale. Tutto ciò si svolge usando come sfondo l’azione di Bettino Ricasoli nel periodo che va dal governo provvisorio al plebiscito.
Questo volume si apre con la presentazione di Sandro Rogari, presidente del Comitato Nazionale Ricasoli e con la nota del curatore del volume Alessandro Breccia. Il saggio d’apertura è intitolato La nuova università di cui si è occupato Romano Paolo Coppini. In esso l’autore spiega come con la fine del Granducato l’università pisana sia ritornata ad essere un centro nevralgico politico-culturale della città. Mario Montorzi è intervenuto con una relazione dal titolo Il tema politico della pena di morte. Novembre 1859: l’abolizionista Francesca Carrara sale in cattedra a Pisa. L’autore
in questo saggio sottolinea di come la chiamata presso l’Ateneo pisano, nel 1859, alla cattedra di diritto penale, di Francesco Carrara fosse un segnale del cambiamento dei tempi. Francesco Carrara era contrario alla pena di morte, la sua nomina quindi non poteva non avere anche un significato politico, infatti, uno dei primi provvedimenti presi dalla Giunta Provvisoria del Governo toscano dopo la fuga del Granduca fu proprio quello di abolire la pena di morte. I tempi erano ormai maturi.Alessandro Volpi ha svolto un tema dal titolo Direttori e proprietari. Aspetti dell’insegnamento pisano di Pietro Cuppari. Questo saggio è improntato sull’evoluzione del pensiero di Pietro Cuppari nel periodo che va dal 1845, anno in cui leggeva la sua prima prolusione al corso di agraria e pastorizia presso l’Ateneo di Pisa, fino al 1860. Alessandro Breccia ha proposto un saggio dal titolo La consorteria al governo. G.B. Giorgini e Ricasoli nell’età della destra storica. L’autore ha assolto il compito di ricostruire l’ascesa di Giorgini all’interno della destra storica toscana che è coinciso anche con la nascita ed il consolidamento di un rapporto di amicizia personale con Bettino Ricasoli. Giorgini partecipò alle vicende toscane e italiane da protagonista terminando la sua carriera con la nomina a senatore a vita che corrispose, come sottolinea Breccia, con la fine del protagonismo della “consorteria” toscana. Letizia Pagliai nel saggio Il culto civile degli archivi: la lezione di Francesco Bonaini ripercorre, tramite la figura di Francesco Bonaini, il processo di istituzionalizzazione degli archivi che avvenne in concomitanza di due date importanti per la formazione dello stato nazione, il 1848 e il 1859. Gli anni di Ricasoli poi rappresentarono il periodo nel quale il metodo storico usato da Bonaini assunse una particolare importanza nell’ambito dell’attività archivistica. Veniva, infatti, ampliato il concetto di archivio fino a che nel 1875 nacque l’Archivio Centrale dello Stato. Danilo Barsanti si è concentrato sul tema Il governo provvisorio toscano e Ricasoli nel carteggio Centofanti. L’autore ha ricostruito analiticamente le vicende storico-politiche che hanno accompagnato il governo provvisorio toscano attraverso il carteggio Centofanti, uomo politico, intellettuale e docente di storia della filosofia dell’Ateneo pisano. Marco Cini ha svolto un tema dal titolo L’industria del cotone a Pisa tra Granducato e Regno d’Italia. In questo contributo, sostanzialmente, l’autore descrive le dinamiche e lo sviluppo dell’industria cotoniera a Pisa nel periodo che va dal 1830 al 1880. Marco Manfredi nella relazione Il governo provvisorio Ricasoli e la chiesa pisana descrive il clima di tensione che si era instaurato tra Ricasoli e la chiesa in particolare con il vescovo di Pisa Corsi, convinto astensionista, tanto da negare l’uso della cattedrale nei giorni che seguirono il plebiscito per la cerimonia di ringraziamento. Alessia Zappelli si è occupata di un tema più specifico quale Bettino Ricasoli e l’abolizione dell’Ordine di Santo Stefano. L’ordine di Santo Stefano fu soppresso dal Governo Provvisorio con decreto del 16 novembre 1859. Michele Finelli ne Il dialogo invisibile: Mazzini e Ricasoli ai tempi del governo provvisorio parla del rapporto che si instaurò tra Mazzini e Ricasoli, se pure, come dice lo stesso autore, questo rapporto si consumasse in un periodo molto ristretto che va dall’8 agosto 1859 al 22 settembre dello stesso anno. Infine Pietro Finelli chiude il volume con un contributo dal titolo Il capopopolo e il Barone. Note sui rapporti tra Bettino Ricasoli e Giuseppe Dolfi. In questo saggio l’autore narra del rapporto di collaborazione che si instaurò fra il barone di ferro e il democratico fornaio Giuseppe Dolfi. I contributi di questi due volumi ricostruiscono analiticamente gli aventi che accompagnarono il biennio 1859-1860 in Toscana. Gli autori in modo originale ed esaustivo hanno fornito una chiave di lettura nuova della storia toscana dalla caduta del Granducato alla proclamazione del regno d’Italia.
La Toscana dal governo provvisorio al Regno d’Italia
Il plebiscito dell’11-12 marzo 1860. Atti della giornata di studi. Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze, 26 febbraio 2010