Il film sulla Fallaci
Libero, 28-01-2011, Andrea Scaglia
«La vita è una tale fatica, bambino. È una guerra che si ripete ogni giorno». E adesso vedrai, quelli dal sopracciglio sempre alzato. Subito a sezionare, puntualizzare, catalogare. Un film su Oriana Fallaci, di questo si parla. Ma quale Oriana? Quella che raccontò delle atrocità vietnamite e dell’ottusa violenza dei colonnelli greci, quella che fece infuriare Kissinger e ch’era adorata a sinistra? O quell’altra, quell’altra che gridò al pericolo islamista, e lo fece con toni violenti, persino sobillatori - «L’Occidente è malato, ha perso la voglia di lottare, oppone valori vacui di fronte all’integralismo islamico. L’Europa è rammollita»- e fu portata in trionfo da coloro che prima la leggevano sospettosi e al contrario schifata da chi un tempo l’acclamava? Ma queste son pippe da salotto. Oriana è sempre stata una, con le sue bizze e l’incontenibile passione e l’immenso talento. Indifferente alle logiche di schieramento, allergica al politicamente corretto, diffidente nei confronti del potere, «la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere». Una Donna, mettendo al femminile il titolo del suo libro. Una Donna Italiana, una di quelle che il mondo- come recita la frase di rito – che il-mondo-ci-invidia. E adesso, come detto, si parla di un film su di lei. Così rivela Riccardo Nencini, l’autore di “Morirò in piedi”, il libro che racconta
un’intera giornata passata con la scrittrice in una piccola camera fiorentina. Lui, che della Toscana è stato presidente del Consiglio regionale, e ora è assessore e segretario nazionale socialista. Ai tempi – era il 2006 – la Fallaci era ormai erosa dalla malattia, dall’Alieno – così la chiamava quasi sfidandola. Avevan parlato di tutto, fra sigarette e ricordi e tormenti presenti e futuri. «Sono alla fine, Riccardo, e voglio morire a Firenze. Ed ora ci siamo. Ma morirò in piedi, come Emily Brontë». E sarà Roberto Petrocchi, un regista italiano, a curarne la trasposizione cinematografica, dunque a ripercorrere gli ultimi giorni di vita a Firenze, la “sua” Firenze. «È per me motivo di grande orgoglio – commenta ancora l’autore –, e sarò lieto di offrire  il mio contributo affinché le due trasposizioni, quella letteraria e quella cinematografica [perché il libro sarà anche tradotto, ndr] corrispondano allo spirito e al valore di un’opera alla quale sono legato in maniera totale. È un omaggio, una carezza che ho regalato a un’amica e a una donna di cui l’Italia avrebbe oggi un assoluto bisogno». Davvero.Non si sa altro, della pellicola. Non si sa, perché è ancora tutto in divenire. Certo si cercherà un cast all’altezza. Ci sarà da scegliere la protagonista, in passato s’è fatto qualche nome, venne fuori quello di Giovanna
Mezzogiorno, ma nulla si concretizzò. Certo che deve trattarsi di un’attrice nota anche all’estero, vista la fama della Fallaci. Anche perché Polistampa, l’editore del testo, sta trattando la vendita dei diritti negli Stati Uniti e in Canada, ragion per cui il libro sarà come detto tradotto e diffuso in nord America. Dove Oriana è conosciutissima, viveva da anni soprattutto a New York.Senza contare che pochi mesi fa la casa di produzione Fandango ha annunciato di aver acquisito i diritti di “Un uomo”, che della Fallaci è forse il best-seller più letto nel mondo, anche in questo caso per farci un film. La storia di Alekos Panaguli, strenuo ed eroico oppositore del regime militare greco nonché compagno di vita della scrittrice, poi morto in un incidente stradale quantomeno sospetto. Perché la vita della Fallaci è stata questa, impastata e indissolubilmente fusa con la Storia  del dopoguerra. Storia che lei ha attraversato di corsa, a volte sgomitando, altre fermandosi a osservare, altre ancora imprecando. «Ho sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare». E a Nencini che le diceva: «è presto per morire, Oriana», lei rispondeva decisa: «Sta’ zitto. Succederà fra agosto e settembre. E devo ancora sistemare molte cose». Morì il 15 di settembre. Era il 2006. Non è per dire, ma per regista e attori proprio non sarà facile.
Oriana Fallaci
Morirò in piedi