Gli stemmi dei Vicari di Certaldo
Miscellanea Storica della Valdelsa, 01-01-2009, Sergio Gensini
Conosco ormai da tempo il prof. Tibaldeschi e so bene che, pur essendo professionalmente un medico, ha non solo la passione ma una grande competenza per l’araldica, già dimostrata, del resto, anche nella pagine di questa rivista: prima (nn. 1-2/2004) con l’articolo, Un inedito stemmario sangimignanese,poi (nn. 2-3/2006) con il saggio Osservazioni sullo stemma comunale di San Gimignano,che ha conciso con la modifica dello stemma stesso. Ora ce ne dà una prova ulteriore e ancor più approfondita con questo grosso volume dedicato agli stemmi posti sulla facciata del Palazzo pretorio di Certaldo, utilizzando vere e proprie testimonianze di prima mano, ossia una delle rare fonti primarie delle quali si può disporre per studi e ricerche del genere. Il volume si apre con una Presentazione di Alessandro Savorelli,membro dell’Academie Internationale d’Héraldique, dedicata all’araldica in generale e ai palazzi pretori toscani, della quale mi piace citare questa frase perchè mi sembra rispecchiare assai bene il nostro caso: «[...] la fantasia di castelli rutilanti di insegne araldiche divulgata da una certa idea di Medioevo – piuttosto letterario che autentico – divenne in effetti realtà più nei palazzi pubblici dei comuni italiani, e toscani in particolare, che nei manieri e nelle residenze della grande aristocrazia» (p.9, corsivo mio). Segue poi un’ampia Introduzione di Luigi Borgia, anch’egli membro della citata Academie, il quale – avvalendosi anche della lunga esperienza di alto funzionario degli archivi di stato, della dimestichezza che ha avuto con la documentazione relativa alla storia toscana e valdelsana quando era alla Soprintendenza di Firenze e anche con l’esperienza del regesto degli stemmi del Palazzo pretorio di San Giovanni Valdarno – passa in rassegna, con grande puntualità la storia amministrativa di Certaldo, cogliendone i momenti più significativi a partire dal periodo feudale per giungere all’anno 1415 quando Certaldo – dopo essere stata (fine XIII-inizi XIV secolo) a capo della lega «Communis Certaldi et populorum et locorum ipsius ligae» e, quindi, capoluogo della omonima podesteria – divenne capoluogo del Vicariato di Valdelsa, che, alla fine del periodo repubblicano, comprendeva
le podesterie di Certaldo, Montelupo, Santa Maria Impruneta, Empoli, San Casciano, San Piero in Mercato (Montespertoli), Castelfiorentino, San Donato in Poggio (Barberino Valdelsa), Poggibonsi, Lega del Chianti (Radda) e, per la solo giurisdizione criminale, anche Montignoso-Gambassi, ormai facenti parte della podesteria di Barbialla passata al Vicariato di San Miniato. In questo arco di oltre tre secoli e mezzo si succedettero senza interruzione ben 707 vicari che, fino alla riforma del 1772, duravano in carica sei mesi. Delle loro mansioni come delle rigide norme dalle quali era regolato il loro mandato Borgia ci offre ancora tutta una serie di dettagli, informandoci anche che – tranne una breve interruzione di tre anni, fra il 1479 e il 1482, dovuta ai danni provocati dalla guerra – essi risiedettero sempre in quel Palazzo pretorio, definito da Savorelli «una della emergenze assolute nel settore» (p. 10) e che è l’oggetto fondamentale di questo volume. In esso, dopo un capitolo introduttivo, Il Palazzo pretorio di Certaldo,dedicato a una sintesi storicadella sua vicenda a partire da dalla sua costruzione da parte dei conti Alberti , Tibaldeschi procede, nel successivo capitolo Gli stemmi dei vicari di Certaldo, a una precisa ricognizione dei 328 esemplari, fra stemmi e iscrizioni, comprendenti il nome del vicario e le date della sua attività, che stanno a ricordare i funzionari che rappresentarono in Valdelsa, tra il 1415 e il 1784, prima la repubblica fiorentina, poi il Granducato di Toscana: una rappresentazione del potere centrale che non ha riscontro quasi in nessun altro paese d’Europa. Vengono così riportati, seguendo i vari ambienti (facciata, loggetta esterna, atrio, sala della udienze, camera del cavaliere, cappella, cortile, sala dei Dieci di Balia e stanza dei tormenti, pianerottolo del ridotto , quartiere privato del vicario, camera dei forestieri e loggia coperta, tabernacolo dei giustiziati con gli stemmi delle podesterie), le foto a colori di ogni stemma o iscrizione che ha resistito all’ingiuria del tempo. Ogni insegna viene inoltre illustrata in una scheda che ne descrive la storia e che spesso offre anche notizie sul personaggio o sulla famiglia a cui l’insegna si riferisce. In questo ricco panorama di esemplari araldici, che danno al Palazzo «quello specialissimo carattere
estetico che lo rende così tipico e così distinguibile da quelli di molti altri centri del nostro Paese » (p. 26), alcuni stemmi colpiscono o come esempi di araldica parlante (è il caso di quello dei Cacciaporci, fig. n.63 a p.64, nel cui scudo figura un grifone circondato da sei porcellini che gli fanno corona) o per la grande varietà di forme: da quella appuntata subtriangolare a quella a goccia, detta anche a mandorla a quella definita a testa di cavallo e così via. E non mancano alcune ceramiche robbiane a ricordare l’intenzione del committente di dare a questi stemmi una notevole qualità artistica. La solerzia dell’autore non si ferma, però, a questa interessantissima serie di notizie. Egli, infatti, aggiunge ancora Note di storie di famiglia con 151 schede storiche relative alle stirpi ricordate negli stemmi, da Acciaioli a Zati con relativa bibliografia, e un Glossario araldico comprendente 244 termini. Il volume si chiude, infine, con tre Appendici. Nella prima, Cronologia dei vicari di Certaldo,sono riportati, in ordini cronologico, i nomi dei vicari insieme alle date di inizio del mandato di ciascuno. La seconda contiene l’Elenco alfabetico dei vicari con l’indicazione del numero della corrispondente illustrazione. La terza riporta l’Indice delle illustrazioni, che segue l’andamento progressivo dei vari ambienti: dalla facciata al tabernacolo dei giustiziati, mentre all’interno di ciascun ambiente è seguito l’ordine cronologico. Senza contare le dettagliate piante del piano terra e del primo piano del Palazzo. Anche da questa sommaria rassegna, di cui mi scuso con l’autore credo che il lettore possa rendersi conto che ci troviamo di fronte a un’opera esemplare metodologicamente rigorosa, ma che, grazie alla sua esposizione lineare, permette anche al profano di comprendere il carattere di una disciplina non certo semplice e chiara per la quale merita un grazie. Un grazie che si deve estendere all’Amministrazione comunale di Certaldo per il sostegno dato alla pubblicazione e – last but not least – all’editore Mauro Pagliai che, secondo Borgia, è « tra i rari ad affrontare questo tipo di pubblicazioni» (p. 20), per la bella veste che ha saputo dare a questo interessante volume.
Gli stemmi dei Vicari di Certaldo