Pontifex
Medioevo Latino, 01-07-2009, Alessio Decaria
Dopo le «Abbreviazioni bibliografiche» (pp. 7-39), il volume consta di un’«Introduzione» (pp. 41-216), del testo critico (pp. 217-82), di una sezione di «Note linguistiche» (pp. 285- 98), e di vari indici (dei manoscritti, p. 303, delle opere di Leon Battista Alberti, pp. 305-6, delle fonti del Pontifex, pp. 307-8, linguistico, p. 309, dei nomi e dei luoghi, pp. 311-6, generale, p. 319). L’introduzione si compone di quattro parti e l’analisi in essa condotta si giova di una capillare attenzione rivolta a tutta la produzione albertiana. La prima parte (pp. 43-114) offre un inquadramento generale sull’opera, affrontando le questioni relative al titolo, illustrando il ruolo e il profilo storico dei due personaggi del dialogo (i vescovi appartenenti alla famiglia Alberti, Alberto e Paolo), a cui assiste, muto, lo stesso autore, i cui convincimenti
sono rappresentati soprattutto dalle posizioni enunciate da Alberto. In questa sezione l’editore scava nel contesto storico-culturale in cui il dialogo prende forma e soprattutto, dato l’argomento dell’opera, nel momento assai delicato vissuto dalle istituzioni ecclesiastiche. Non poco spazio è riservato all’indagine sullo stile adottato dall’autore e sui suoi modelli espositivi (classici e patristici); questo discorso è ripreso nella seconda parte dell’introduzione (pp. 115-53), che si concentra sull’individuazione delle fonti dell’opera, che risultano varie e molteplici, sia per quanto concerne il settore classico, nettamente prevalente, sia per quello cristiano e medievale (per il quale sorprende l’assenza del De officiis ministrorum di Ambrogio e a scarsa presenza della Sacra Scrittura). Nella terza parte (pp. 155-214) l’editore
descrive l’unico testimone manoscritto dell’opera albertiana (Oxford, Bodl. Libr., Canon. misc. 172) e illustra i criteri seguiti nel proprio lavoro ecdotico, commentando e giustificando le proprie scelte in un’ampia serie di passi e enendo presente, come costante termine di confronto, la precedente edizione curata da G. Mancini nel 1890. La quarta parte dell’introduzione (pp. 215-6) rende conto di questioni più specifiche come la simbologia diacritica utilizzata, la paragrafatura del testo, l’introduzione della punteggiatura e il contenuto degli apparati. Il testo critico è accompagnato da una duplice fascia di apparato: nella prima si indicano le lezioni rifiutate dell’unico testimone e dell’edizione Mancini e la paternità dell’eventuale emendazione moderna. La seconda fascia registra invece le fonti e i loci similes.
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