Eroi e dei nelle opere di Roberto Panichi a Palazzo Vecchio
La Nazione, 26-06-2009, ––
Si è appena aperta nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio la mostra antologica «Roberto Panichi. Destrutturazioni/La persistenza della forma» che si potrà visitare fino al 12 luglio (ingresso gratuito, orario 10,30-19,30). Sono una novantina di opere esposte che permettono di ricostruire il percorso artistico di Panichi negli ultimi vent’anni. Anche se lui ha cominciato a coltivare la musica, la scrittura e il disegno fin da ragazzo. Alla sua formazione pittorica hanno contribuito Primo Conti, Giovanni Colacicchi, Marcello Tommasi, Pietro Annigoni che andò a vedere la sua prima mostra nel 1969 alla Gai, ma anche Dughetti,
Berti e Hans Jakob Staude. Piano piano Roberto Panichi – che è stato docente di estetica all’Accademia delle Belle Arti e successivamente visiting professor alla nostra facoltà di Architettura – ha cominciato a esporre ad Amsterdam e poi in Germania, Svizzera, Stati Uniti, dove è molto conosciuto. Oggi, questa mostra, realizzata da Eventi Pagliai insieme al Comune, gli rende il giusto omaggio proprio nella città dov’è cresciuto e dove continua a lavorare con passione. Da una prima fase dedicata alla figurazione il pittore è approdato, lentamente, a una visone destrutturante, dagli esiti,
talvolta, quasi astratti. Antonio Paolucci, nel presentarlo in catalogo, ha scritto che da una parte vede la «destrutturazione e cioè la caduta delle strutture portanti, lo scheletro delle cose che si scioglie nei suoi elementi compositivi, ma anche la riconoscibilità dell’immagine che si sfrangia e si offusca; dall’altra la persistenza, la lunga durata, l’insopprimibile vitalità della forma». «Nei pensieri di Panichi – aggiunge Paolucci – ci sono i miti dell’antichità classica, gli dei e gli eroi, testimoni muti che appaiono e scompaiono come in una dissolvenza.
Roberto Panichi
Destrutturazioni. La persistenza della forma