E Prodi a Fiesole non parla di Pd (ma invoca La Pira)
Corriere fiorentino, 27-06-2009, David Allegranti
Non chiedetegli nulla di Matteo Renzi e di Pd. «Io non parlo di politica», ha detto Romano Prodi da Fiesole, dove ieri presentava il libro su Giorgio La Pira «Popoli, nazioni, città d’Europa» (Polistampa) all’Istituto Universitario Europeo. Di Pd magari no, ma sull’Europa Prodi starebbe ore a discutere; una battuta sull’attualità però l’ha concessa. Di fronte alle crisi morali occorrerebbe ricordare cosa disse il «sindaco santo» davanti «al disfacimento di un’etica unitaria europea: lui invocava immediatamente un’idea religiosa». La Pira, secondo Prodi, aveva «il senso di una Firenze, di un’Italia, e poi di un’Europa che dovevano servire come cemento al momento di dare un grande esempio di nuova etica». Ancora oggi «avrebbe lo stesso metro». La Pira, ha detto Prodi parlando del libro, fu un profetico europeista . E come si dice peraltro nell’introduzione al volume, i Convegni internazionali per la pace e la civiltà cristiana di Firenze, organizzati da La Pira, appartengono alla protostoria del processo costituzionale europeo. «Non mi sembra un’esagerazione. Il libro ricostruisce tutti i valori che La Pira metteva alla base del
progetto europeo, anche se non è mai entrato negli aspetti specifici». L’Europa nel corso dei decenni ha fatto «grandissimi passi in avanti non solo in campo economico, ma anche nello stabilire i primi diritti sociali e civili». Non è mai successo nella storia dell’umanità «che stati sovrani mettessero insieme la moneta e progettassero di mettere insieme l’esercito, la difesa comune. Possiamo dire che l’ideologia che guidò De Gasperi, Adenauer, Schuman, fosse vicina a quella di La Pira? Io dico di sì. Loro avevano un compito molto preciso, ma se voi prendete gli scambi di lettere, le loro conversazioni, il problema della pace era fortunatamente ossessivo: avevano il problema di prendere in mano questo continente devastato e creare una pace duratura». L’Europa, finora, ha fatto bene, sostiene Prodi. «Ma ora cosa sta succedendo? Fatti molto semplici: il ritorno del nazionalismo, della paura, dati dall’immigrazione e dalla timidezza con cui gli europeisti portano avanti le loro tesi. Alle elezioni europee passate la voce degli euro-scettici si sentiva fortissima in tutti i paesi, e la voce degli euro-entusiasti era assolutamente debole». E proprio perché è mancata, a
un certo punto, la spinta iniziale, «sono tornati i nazionalismi, è tornata la paura, e si sono anche affievolita le spinte  di unificazione date dalle autorità morali, dalla chiesa protestante, dalla chiesa cattolica. Questi punti di riferimento verso l’unità erano estremamente forti fino a qualche tempo fa». Ecco, della profezia La Pira ci sarebbe stato un gran bisogno, al tempo della guerra irachena. «Una guerra che ha spaccato l’Europa in modo impressionante». Quanto all’allargamento, «si potrà criticare finchè si vuole, ma avrei voluto vedere cosa sarebbe stata una Polonia fuori dall’Unione Europea. L’allargamento deve andare a coprire tutta la ex Jugoslavia, non possiamo pensare che questi paesi trovino pace fuori dall’Europa». Un’Europa che, nonostante sia «la più grande potenza economica del mondo, non è un attore, ma uno spettatore della politica mondiale. E non c’è alcun accenno che si voglia salire sul palco». Nel semestre che è ancora in corso «e se Dio vuole sta finendo, il presidente di turno del consiglio europeo (Ceco) non ha voluto esporre la bandiera europea. Siamo al livello dell’insulto».
“Popoli, nazioni, città d’Europa”
Giorgio La Pira e il futuro europeo