Garibaldi, fra passioni, sentimenti e donne
Metropoli, 09-06-2009, Jacopo Nesti
Per l’invito alla lettura di questa settimana vi proponiamo l’introduzione del saggio di Zeffiro Ciuffoletti che apre il volume Garibaldi innamorato (Polistampa 2009, 200 pagine, € 16,00) a cura di Alessandra Frontani e Chiara Pasquinelli. Il libro raccoglie una serie di contributi del convegno internazionale sul patriota nizzardo svoltosi a Piombino nell’ottobre del 2007 in occasione del bicentenario della nascita. Il convegno oltre ad approfondire i consueti temi storici legati alla figura dell’eroe italiano ha cercato di varcarne la soglia privata nel tentativo di illuminare l’uomo dietro il patriota. Emerge così una figura viva, sfaccettata e complessa, dalla vicenda umana traordinariamente ricca, quasi insospettabile per una persona tanto impegnata politicamente. Il saggio di Ciuffoletti, che dà il titolo alla raccolta, indulge con il proprio sguardo punto sulla vita intima di Garibaldi, per scoprirne le passioni, i sentimenti, la personalità più nascosta dell’uomo che fece l’Italia.Se dall’esterno Giuseppe Garibaldi poteva apparire come un condottiero audace e deciso, che veniva raffigurato come pirata e guerrigliero, nella realtà più intima e quotidiana rivelava, invece, una natura sentimentale più complessa e romantica. Gli ideali elaborati dal romanticismo politico, dal socialismo sansimonismo, poi da Giuseppe Mazzini e finiti sul programma della Giovine Italia colpirono la sua giovanile sensibilità e influenzarono il suo universo ideale per tutto il resto della vita. L’Ottocento fu il secolo del progresso e la primavera della nazionalità alla ricerca della libertà dei popoli oppressi da imperi multinazionali e da poteri politici dispotici e oppressivi, che negavano l’autodeterminazione nazionale e le più elementari libertà. Garibaldi era un uomo semplice e portato all’azione, ma dotato di un forte sentimento di amore per l’umanità senza distinzioni di genere e di razza. Vedeva l’universo come un’unità di uomini e di natura con un forte senso di spiritualità. Proprio il rapporto fra Garibaldi gli uomini, le donne, la natura e gli animali, rivela la sua più intima personalità, quella che dà il tono alla sua intera vita e ne caratterizza il fascino che seppe esercitare nella sua epoca sia fra i giovani che fra il popolo, fra i borghesi colti e persino fra gli intellettuali e le donne. Garibaldi, del resto, era entrato da giovane nella massoneria e non poteva non conoscere il significato dell’universo filosofico massonico. Inoltre, da Rousseau, che, come è noto, influenzò la sua formazione, derivava la nozione della bontà della natura che Garibaldi, peraltro, interpretò con sensibilità romantica. Come è noto Garibaldi, mescolando motivi illuministici e romantici considerava Voltaire e Rousseau «vere colonne di granito dell’intelligenza universale». Gran parte dei suoi ideali morali e delle sue considerazioni sugli uomini e sulla natura, così come si delineavano nelle Memorie, derivavano da modelli desunti dalla opere pedagogiche di Rousseau che diventarono testi fondamentali nella pedagogia e nella cultura dell’Ottocento, soprattutto per l’intreccio fra motivi spontaneistici ed edificanti. Da Rousseau derivava l’esaltazione della semplicità dei costumi dell’uomo a contatto con la natura e non corrotto dalla ricchezza e dal lusso e ancora l’idealizzazione della sobria vita patriarcale e campestre. Un modello ideale che ritorna anche nell’amore per l’agricoltura e per il lavoro artigiano, “pulito e semplice”. Così come si ritrova in Rousseau l’idealtipo maschile e femminile che si desume dalle Memorie di Garibaldi: un uomo robusto, impetuoso, sobriamente istruito,
esperto dei costumi degli uomini grazie ai viaggi e alla conoscenza diretta dei popoli, fiero della propria autonomia, del proprio coraggio e della propria libertà,ma anche marito appassionato e padre orgoglioso. L’idealtipo femminile che si ritrova delineato da Garibaldi nella madre e in Anita, contempla una donna forte, fedele, abituata a sopportare il dolore e il sacrificio, moglie fedele e madre virtuosa e amorosa. Nell’universo morale di Garibaldi la natura, sentita con questi canoni culturali, occupa un posto fondamentale e tale resta nel rapporto che si instaura tra l’uomo romantico e il mondo.La nuova sensibilità romantica si afferma in vari modi: dalla scoperta di paesaggi incontaminati e maestosi alla contemplazione delle forze misteriose e potenti della natura o al fascino dei ricordi dell’infanzia e della vita passata. Tuttavia il rapporto con la natura venne vissuto anche in un quadro di idealità che si esprime nella forza degli ideali di umanità, progresso e libertà dei popoli, che Garibaldi sente come Mazzini e i sansimoniani, cioè in maniera religiosa più che politica. La religiosità di Garibaldi riponeva nella purezza della coscienza il sentimento di una consonanza profonda tra l’originaria bontà della natura e la bontà della natura divina. Come è noto Garibaldi maturò un forte anticlericalismo, per quanto non fosse ateo, ma anzi profondamente religioso e, una volta iniziato alla massoneria, «appassionatamente credente nel suo Ente deistico». Di questo tipo di religiosità sono testimonianza sia l’incontro con i sansimoniani nella nave Clorinda nel marzo 1833, di cui Garibaldi era comandante in seconda, sia la sua iniziazione alla massoneria e la sua adesione alla Giovine Italia, grazie anche ad un giovane marinaio di Oneglia, Giambattista Cuneo, incontrato nel viaggio della Clorinda da Odessa a Taganrog. Garibaldi rimase molto impressionato dai sansimoniani che si imbarcarono esuli politici da Marsiglia nel Clorinda. Egli li definì nelle Memorie «perseguitati apostoli di una nuova religione» e dal loro capo, l’austero e apprezzato professore di retorica Emile Barrault, ebbe in dono la copia del libro Le nouveau Christianisme di Saint-Simon che conservò per tutta la vita. Garibaldi rimase attratto proprio dalla passione religiosa e ideale dei sansimoniani che mescolavano la fede nella capacità civilizzatrice del progresso scientifico aduna visione religiosa del cammino dei popoli verso l’emancipazione sociale e l’unità. Così come rimase attratto dalla religione nazionale e democratica di Mazzini, unendo patriottismo e umanitarismo in una visione generale. Inoltre, i sansimoniani e in particolare con Enfantin, di cui erano seguaci gli esuli imbarcati nel Clorinda, avevano elaborato una dottrina in base alla quale si attendeva la venuta di una Mèreche si sarebbe unita al Padre per simboleggiare l’unità di intelletto e sentimento. La donna aveva, quindi, un posto rilevante nella “chiesa sansimoniana” e Garibaldi considerò sempre come salvifico il ruolo della donna nella sua vita e della madre in particolare. Si racconta, infine, un episodio dell’incontro fra Garibaldi e i sansimoniani che merita di essere riferito. Quando il capitano della Clorinda invitò Barrault e i suoi seguaci a consumare il pranzo di Pasqua insieme all’equipaggio, Garibaldi non mangiò l’agnello, dicendo chenon poteva perché a quel piccolo animale egli, che lo aveva nutrito e allevato, si era affezionato. L’esperienza di quell’incontro con i sansimoniani incise profondamente sulla formazione politica di Garibaldi e rimase scolpita nella sua memoria tanto che ritornò a galla nella sua vecchiaia nella rielaborazione delle sue Memorie. A ben vedere
le tre fasi della vita di Garibaldi: la gioventù, la maturità, la vecchiaia; rappresentano tre configurazioni fondamentali della sua biografia e del suo stesso mito di eroe e combattente per l’umanità e la libertà, ma anche tre proiezioni mitiche della cultura del suo tempo. Del resto anche le Memorie di Garibaldi, che utilizziamo come fonte primaria per questo saggio, rappresentano, per i tempi della loro stesura, una ricostruzione a posteriori di momenti e vicende della vita passata e riflettono uno stato d’animo tipico di chi, dopo una vita intensamente vissuta, al tramonto dei suoi anni gloriosi si rivolge indietro a ricostruire le tappe della sua esistenza. Sorprende, infatti, proprio la vivezza dei ricordi e dei dettagli riguardanti i paesaggi e in generale i sentimenti davanti agli scenari della natura che Garibaldi recupera nella memoria e trascrive con grande efficacia. Non vi è dubbio che Garibaldi fu un grande e intrepido condottiero e fu anche uomo destinato ad influenzare profondamente con l’azione e con il suo stesso stile di vita i movimenti e le vicende della politica. Tuttavia, diversamente da molti uomini politici, presi da un’unica passione divorante, come per esempio Mazzini, o rinchiusi in un unico universo, Garibaldi si inoltra nel mondo concreto, si fa coinvolgere dagli uomini, dalle idee, ma anche dalla natura e in primo luogo dal mare, dagli spazi aperti e sconfinati come quello degli oceani e delle Pampas, indifferenti alle vibrazioni passionali, ideali e politiche degli uomini e della storia, così come la morte, fenomeno sempre presente nella vita di un guerriero. Le sue imprese militari e politiche, il suo eroismo sui campi di battaglia, come ha scritto Max Gallo, hanno fatto in parte dimenticare che egli fu un grande capitano di mare. Un eccezionale conduttore di navi capace di affrontare i marosi di Capo Horn, ma anche la insidiosa navigazione lungo i fiumi, le paludi e i laghi del Rio Grande do Sul. Sugli oceani, come nei campi di battaglia, è un uomo che deve guidare altri uomini, lottare e comandare per raggiungere la meta, ma anche un uomo capace di guardare l’orizzonte, a volte di sognare e meditare nelle lunghe pause della navigazione e nelle attese o nei lunghi intervalli della guerra. Garibaldi, quindi, arricchisce con tutto questo, con il contatto diretto con la realtà sensibile del mondo, con la sua stessa vicenda familiare, con la sua esperienza umana, con la sua stessa resistenza fisica e morale, ponendosi a confronto con imprese ad alto rischio e osservando luoghi, civiltà, uomini e usi tanto vari e diversi, passando dal Mediterraneo all’Atlantico, da Lima a Canton, dalla Cina all’Indocina, dall’Australia alla Tasmania. Per questo Garibaldi riesce ad essere sempre così umano, così capace di percepire i sentimenti che separano,ma anche coinvolgono e sconvolgono le vicende degli uomini e la natura, nei suoi vari e mutevoli ritmi e paesaggi. Per questo anche quelle che per noi, oggi, possono sembrare contraddizioni (l’amore per la natura e la pervicace volontà del bonificatore oppure la sensibilità per gli animali e la passione per la caccia) nella vita vera, sanguigna e reale di Garibaldi diventano aspetti coerenti di una vita vissuta con pienezza e ricchezza di esperienze e di umanità. Sta qui, forse, il segreto della «nativa purità dell’anima sua», di cui parla Giuseppe Guerzoni, uno dei primi biografi. Ed è questa “nativa purità” dell’anima che spingeva Garibaldi alla disponibilità e alla generosità persino nelle situazioni più difficili, ma anche alla contemplazione della natura e degli animali, o al fascino della poesia, al piacere della vita di società, oppure alla solitudine, e infine al sentimento dell’amicizia e dell’amore.
Garibaldi innamorato
La figura dell’eroe e il garibaldinismo in Toscana