25 aprile: Firenze ha ricordato il 64° anniversario della Liberazione
Nove da Firenze, 26-04-2009, ––
Tra memoria e storia, il libro documento Gli ultimi testimoni. Storie ricordi degli internati militari nei lager nazisti (Polistampa, pp. 240, euro 16) raccoglie le testimonianze dei reduci piombinesi che l’8 settembre del 1943 vennero catturati e deportati nei campi di concentramento tedeschi, dove rimasero per tutto il periodo della Resistenza fino alla Liberazione. Nato dalla dalla trascrizione delle video-interviste rilasciate dai soci dell’ANAI (Associazione Nazionale Ex Internati), curato da Annarosa Bartolini ed Emanuela Malvezzi, introdotto del professor Paolo Pezzino, il libro offre un’accurata traccia storica di quel periodo, fornisce precise notizie biografiche dei ’testimoni’, si arricchisce anche di immagini e importanti documenti, quali due diari interamente trascritti. Un prezioso strumento didattico teso a conservare il ricordo di chi ha vissuto il dramma bellico e a trasmetterlo con esattezza alle nuove generazioni. Ogni testimonianza,
nella sua unicità e originalità, affronta i temi drammatici della guerra: la fame, il cameratismo e la solidarietà tra compagni e concittadini, la presenza costante della morte, la paura e la nostalgia di casa e della famiglia. «Cose incredibili. Si mangiava e non sapevi cosa mangiavi, si mangiava della roba che non si sapeva cos’era, quando c’era, perché a volte non c’era neanche quella. Ho mangiato l’erba, l’erba del fosso, lessarla e mangiarla. Fare un fascio di erba poi diventava una manata quando era lessata. Mi sono trovato a rubare, a azzardare a rubare le patate in fabbrica che se mi acchiappavano mi fucilavano; ho fatto anche quello. Queste sono cose che non ho mai raccontato neanche a lei (indica la figlia, ndr), mi sembrano cose così impossibili. Azzardare, abbiamo azzardato con diversi amici: andare al deposito delle patate, portarle via, se ti acchiappano ti fucilano. Questo ho
fatto io: legarmi i pantaloni in fondo qui e portare via le patate. La fame, la fame avanzava. Noi ci s’aveva un pezzo di pane, si divideva in sette, in sette, poi c’era la leticata per scegliere: quello è più grosso, quello è più piccino. Allora si faceva a mosca cieca: “Questo a chi? Questo a chi? Questo a chi?”, per non fare discussioni» (p. 165, intervista a Elvio Mazzarri). In un quadro di atteggiamenti che spaziano dalla disobbedienza alla vera e propria resistenza, trova collocazione la scelta di centinaia di migliaia di soldati italiani internati nei lager, dopo l’8 settembre, senza neppure la qualifica di prigionieri di guerra, in quanto formalmente considerati dipendenti dal regime fascista repubblicano, alleato alla Germania nazista. Ricostruendo le loro vicende il volume rende un doveroso omaggio a una generazione che ha sacrificato la propria esistenza in nome della libertà.
Gli ultimi testimoni
Storie e ricordi degli internati militari nei lager nazisti