Oriana Fallaci: fiorentina di razza
Reality Magazine, 01-04-2008, Carla Cavicchini
C’è cuore e cuore. Non esiste solamente quello posto alla nostra sinistra, ne esistono anche altri tipi. Quello delle verdure... carciofi, soprattutto insalate, adatte a nascondere armi da guerra. Sì, fa’ paura a dirlo, ma c’entrava anche una bomba. Seppoi ci metti la protagonista in sella alla bicicletta, da brava staffetta partigiana colle trecce, fervore (chissà se c’era già la penna), dinamismo, ed altro... ed appare Oriana Fallaci. Emilia! Il suo nome di battaglia, e con quello andava alla “Torre dei Mannelli” - quartier generale dei partigiani – che comandava il padre: già, il Gruppo di Giustizia e Libertà. Azionisti, liberali, socialisti. Gli alleati dopo paracadutavano di tutto – in casse – sul Monte Giovi, sopra Pontassieve. E la bimbetta la faceva in barba ai tedeschi! I suoi reportages la impongono tra le massime firme del giornalismo internazionale. Inviata di guerra in Vietnam nel ‘68 (ci ritorna ben 12 volte!), a Città del Messico, alla vigilia dei Giochi Olimpici, rimane ferita gravemente. La credono morta: all’obitorio però, sanguinante, sopra un mucchio di cadaveri, un prete si accorge che morta non è. Ha modo, dopo, d’infiltrarsi nel conflitto del Golfo, nonché nelle varie rivolte in America Latina. E non tralascia nemmeno la contesa tra l’India e il Pakistan. Sensazionale quella volta che dette di tiranno all’Ayatollah Khomeini sfilandosi perdipiù lo ‘chador’! “Sì, quando ci voleva – afferma – ero irriverente”. Che peperino! I grandi non la spaventano proprio,
e lei segna sul taccuino le interviste “faccia a faccia” con Gheddafi, Kissinger, Deng Xiaoping, ed anche politici di primo piano italiani.Riccardo Nencini, Presidente del Consiglio Regionale Toscana, va a trovarla poco prima che muoia a Firenze. Una vita in sordina, concordata assieme. Ed egli, “la scrive”, raccontando tante cose di lei, omaggiandola col suo libro: “Oriana Fallaci: morirò in piedi”. Perché colei non era certamente il tipo da sedersi. Le pagine la ricordano così: “Prima di chiudere gli occhi per sempre, la grande giornalista non ha molta voglia di farsi vedere... non è più l’Oriana di sempre. Inflessibile, rigorosa, sciolta, quello sì, ma il suo fisico è quasi scheletrito, ha capelli corti, bruciati dalla chemioterapia, con unghie però ben laccate. Suo vezzo di sempre. Fuma e beve un po’ di champagne. “Visto che mangio come un uccellino, prendo queste vitamine!” La malattia non l’ha piegata. È persino maestosa ed elegante nella gestualità, con quello sguardo burlone (se muoio io, muori anche tu, amico cancro!) e mesto, seppur a tratti. Il Presidente la definisce un pugno di nervi senza carne. Ed anche dolce... a suo modo. D’una dolcezza virile, nascosta da modi spicci. Nencini ricorda che ironizzando... “Sono stata processata per vilipendio nei confronti dell’Islam... da un musulmano che getta i crocifissi dalla finestra! L’hai letto quel libercolo “L’Islam punisce Oriana Fallaci?” “No – rispondeva Nencini - ...ho preferito darmi da fare nel Consiglio Regionale per una
mozione che solidarizzava con te. E ti dico che non è stato facile in un consiglio ben infervorato. Il finale però ha segnato l’apprezzamento del parlamento regionale”.L’ultimo suo ricordo ne afferra la tenerezza nonché il bleu d’occhi seppur celati dagli occhiali da sole, succo d’arancia e, ...siccome non voleva farsi mancare niente, sulle labbra i ‘sigattellos’, sinuosi sigari marroncini. Sepolta al Cimitero Evangelico degli Allori, ha voluto riposare accanto al cippo di Panagulis, suo grande amore, eroe della resistenza greca.Faccio notare al Presidente Nencini che tutti i ‘grandi’ non posseggono carattere facile: “Sì... ed io rispondo generosa, colta e spigolosa. Spirito indomito odierno? Cristiana Manpuri, Fiamma Nirenstein, ed altre ‘combattenti’ pronte a rivedere le loro posizioni come Lucia Annunziata che l’ha fatto più d’una volta. Lei mi chiede del ‘Fenomeno Fallaci’: c’è stato ed esiste ancor oggi. Probabilmente col tempo potrà essere meno mitizzato ma rimarrà come punto di riferimento di grande giornalista.”Nel suo libro la nota corrispondente chiamava Firenze... ‘Firenzina’! “La considerava molto provinciale, ancor oggi mantiene degli aspetti di provincialismo eccessivi; è bello però vedere che c’è una riconciliazione in corso che la vuole protetta, spinta, moltiplicata”.Lei, nel cuore d’un cesto d’insalata, cosa nasconderebbe? “I miei desideri... adesso non ci sono bombe da portare in Italia e neanche in Europa. E menomale!”
Oriana Fallaci
Morirò in piedi