L’universo femminile nell’opera di Giovanni Maranghi
Metropoli, 12-12-2008, Fabrizio Del Bimbo
Donne, donne e ancora donne, inafferrabili, apparentemente sospese fuori del tempo, tanto sono cariche di segni del presente, tra inquietudini, slanci e passioni: ecco i soggetti preferiti da Giovanni Maranghi, pittore toscano, nato 53 anni fa a Lastra a Signa in provincia di Firenze, dove tuttora vive a lavora in uno studio molto caratteristico in riva all’Arno. Si può dire che sia “figlio d’arte”: infatti, suo padre era mercante d’arte e suo nonno Alfonso era un apprezzato ritrattista e ceramista. Giovanni ha quindi respirato arte fin da piccolo, frequentando con assiduità gli ambienti artistici e conoscendo personaggi del calibro di Primo Conti, Lucio Venna, Paulo Ghiglia e molti altri. Com’è ovvio, anche i suoi studi si sono rivolti in quella direzione: prima il diploma al Liceo Artistico di Firenze, poi gli studi universitari alla Facoltà di Architettura dell’Ateneo fiorentino e contemporaneamente la frequenza del corso di nudo all’Accademia di Belle Arti. Fin da giovanissimo Maranghi inizia ad esporre le sue opere sia in Italia, sia all’estero, organizzando mostre in gallerie prestigiose
a Bari, Firenze, Milano, Ischia, ma anche ad Amsterdam, Bruxelles, Ginevra, Istanbul, Parigi, Chicago, New Orleans, Mosca. L’ultima mostra in ordine di tempo è aperta fino al 24 dicembre alla Galleria d’arte Brunetti di Ponsacco, in provincia di Pisa. In occasione del 40˚ anniversario dell’apertura della galleria, Mauro Brunetti, il fondatore, ed il figlio Marco, che continua la tradizione familiare, hanno pensato di celebrare l’evento con la mostra “Donne”, con opere, appunto, di Giovanni Maranghi, che già nel 2002 vi aveva presentato la mostra dal titolo “Coscienti illusioni” con il supporto critico di Maurizio Vanni e di Tommaso Paloscia. Non è difficile entrare nel mondo dell’artista, un mondo fatto di sogni e di fantasia, in cui egli ci guida con la sua pittura. I suoi personaggi sono attori della grande commedia della vita nei loro ruoli sempre diversi, sia buffi, sia drammatici. Come nelle opere di Italo Calvino, cui Maranghi si ispira, i personaggi si susseguono in sfuggenti apparizioni: ma la differenza tra il pittore e, per esempio, il “Barone rampante” sta nel fatto che
il primo ha i piedi per terra ed osserva le storie con ironico distacco, mantenendo il suo equilibrio nell’interpretazione di sogni, metafore, desideri e stati d’animo. Ne risultano opere belle da vedere, gradevoli nella composizione e nei colori. Nella mostra di Ponsacco alcune delle opere, sempre dedicate all’altra metà del cielo, sono di grandi dimensioni e fanno parte del gioco combinatorio tra segni, sogni, realtà e fantasia: donne quasi impossibili, dai piedi lunghi e dalle dita affusolate, seni opulenti, gambe in carne, ben lontane da esempi anoressici. Ma non si tratta di caricature, sono donne libere con le loro strane borse a tracolla, che si siedono ai tavolini di un bar per conversare. Un quadro interessante è “Le sorelle Kahlo”, che raffigura Frida e Cristina Kahlo: Frida ha lo sguardo penetrante ed interrogativo come in tanti suoi autoritratti. Le tecniche pittoriche usate sono le più disparate: encausto, cartone, grafite, resine, olii, collage. Il lavoro di Maranghi continua alacremente e di certo molto presto altri suoi straordinari eventi artistici ci attendono. (Info: www.giovannimaranghi.it)
Colazione da Maranghi
2009