Oriana Fallaci
La Voce, 01-02-2009, Cristian Adriano Porcino
Poche scrittrici hanno saputo caratterizzare la storia letteraria e culturale di un paese come ha fatto Oriana Fallaci. Di sicuro non sempre si poteva essere d’accordo con il suo pensiero, ma bisogna riconoscerle che fu sempre coerente con i propri ideali. “Oriana Fallaci-Morirò in piedi” di Riccardo Nencini per Edizioni Polistampa raccoglie un dialogo privato intercorso tra l’autore del saggio e la stessa Fallaci avvenuto qualche mese prima della sua morte. Il ritratto che ne  viene fuori non ci stupisce più di tanto, perché ci ricorda la Fallaci di sempre:idealista e pragmatica, pungente e ironica anche quando “l’alieno”
(il cancro) le procurava sofferenze indicibili. Dallo scritto di Nencini apprendiamo che Oriana Fallaci, consapevole della sua scomparsa, desiderava mettere a punto le sue ultime scartoffie burocratiche nonché prendere delle decisioni su un manoscritto non ancora ultimato e che verrà poi pubblicato postumo col titolo “Un cappello pieno di ciliegie”. Oriana Fallaci nelle confidenze all’amico Nencini non tralascia di parlare di un occidente sempre più affaticato dalla minaccia pressante del terrorismo islamico. Il fantasma dell’ “Eurabia” aleggia nelle pagine dello scritto senza protrarsi in sterili polemiche. Tali riflessioni possono
essere percepite come l’afflizione di una donna che giunta alla fine della propria esistenza sente l’esigenza di rivolgere il proprio affetto ad una continente culturale in cui ha vissuto e maturato le sue avventure di scrittrice.
Riccardo Nencini nel breve saggio consegna un ritratto fedele e deciso di una scrittrice che spesso è stata accusata delle proprie idee e che ha dovuto subire persino un processo per aver offeso l’altrui religione. Di sicuro la Fallaci verrà ricordata ancor prima per le sue pagine “arrabbiate”, per gli ottimi reportage di guerra e per le pagine di libri quali: “Lettera ad un bambino mai nato”, ecc.
Oriana Fallaci
Morirò in piedi