Quel pezzo di Oriana, cestinato e diventato bestseller
Il Corriere di Firenze, 16-09-2008, Chiara Dino
Sarà per questo che lo stesso Nencini ha lanciato la stessa ristampa, questa volta aggiornata, di «Morirò in piedi» (Polistampa edizioni), diario intimo tra lui e la giornalista-scrittrice dedicato ai suoi ultimi giorni, quelli che lei trascorse a Firenze, perché è qui che aveva scelto di finire i suoi giorni. Non è un dettaglio da poco, «perché questa volta – dice il presidente del Consiglio regionale – ho inserito degli elementi in più che aggiungono delle note biografiche importanti e significative». In primo luogo la storia del suo amore con François Pelou, direttore di France Presse, che per otto anni fu suo compagno.«I due si conobbero in Vietnam – continua Nencini – quando Oriana era
appena arrivata, ed ebbero un’intensa relazione che si chiuse in maniera burrascosa». Lui era sposato e non volle mai lasciare la moglie. Così, dopo una furiosa litigata a Madrid, Oriana prese tutte le lettere che negli anni si erano scambiati e le inviò alla moglie di François. Non si videro e non si sentirono mai più».Ma c’è dell’altro fra le pagine del nuovo «Morirò in piedi». C’è la storia della genesi di «Lettera a un bambino mai nato». Una chicca. L’allora direttore dell’Europeo, Tommaso Giglio, le aveva commissionato un servizio sull’aborto clandestino in Italia. E lei, per tutta risposta, aveva scritto quello che sarebbe stato uno dei sui libri più famosi. Fu
cestinato. Di più: il servizio fu affidato a un collega e quel pezzo diventò proprio «Lettera a un bambino mai nato», quel libro che in tanti hanno letto di un fiato. Strana storia quella dell’amicizia tra Oriana e Nencini, nata con una lite, proseguita con la decisione del presidente del Consiglio regionale di insignirla con una medaglia d’oro nel 2006, e finita con questa sorta di diario intimo. Oggi che non c’è più, Nencini plaude all’iniziativa voluta da Giani, quella d’intitolare una strada alla giornalista di razza. Decisione arrivata in ritardo, per tanti, a suo tempo avversata, in commissione toponomastica dall’estrema sinistra, per ragioni politiche, oggi approvata all’unanimità in giunta. 
Oriana Fallaci
Morirò in piedi