Il Leopardi segreto (e inedito) di Ungaretti
Libero, 30-08-2008, Mario Bernardi Guardi
Esce il carteggio fra l’autore del “Porto sepolto” e Pietro Bigongiari. In appendice la prima stesura di alcune rime e un saggio mai pubblicato sul conte di RecanatiNel 1942 Giuseppe Ungaretti è nominato Accademico d’Italia e, per chiara fama, docente di Letteratura moderna e contemporanea all’Università di Roma. Tra i tanti che si congratulano con Ungaretti c’è anche Pietro Bigongiari, un intellettuale ventottenne che collabora al «Frontespizio» e a «Campo di Marte», e che col padre dell’ermetismo condivide gli slanci innovativi, ma anche il culto per la tradizione letteraria e in particolare per la poesia leopardiana. Tra i due nasce una corrispondenza che a partire dagli anni Cinquanta si fa sempre più fitta e che prosegue fino al 1970 (Ungaretti muore il 1° giugno di quell’anno).Il carteggio, comprendente 208 lettere (59 di Bigongiari, 149 di Ungaretti), quasi
tutte inedite, viene ora pubblicato da Polistampa, a cura di Teresa Spignoli (La certezza della poesia. Lettere 1942-1970, pp. 368, euro 24. In appendice il saggio ungarettiano Leopardi segreto, di cui, a fianco proponiamo ampi estratti).Un epistolario che si snoda per quasi trent’anni racconta inevitabilmente tante cose. Quella che prima balza agli occhi è l’amicizia. Bigongiari per Ungaretti ha una vera e propria venerazione; Ungaretti si fida di lui e quindi si confida, anche nei propri malumori. A questa confidenza/complicità si intreccia strettamente la passione letteraria: i due “vivono” di poesia. Lì sta la visione del mondo, lì sta il senso delle cose. E così si confrontano e dibattono: collaborando a riviste come «Paragone» e «L’approdo», incontrandosi a Firenze nelle periodiche riunioni redazionali, trasformando le loro lettere in laboratori creativi, in “avantesti”
ricchi di varianti (si leggano le diverse stesure di due poesie ungarettiane come Ninnananna e Cantetto senza parole) che preparano il terreno all’edizione definitiva. Bigongiari sa di avere a che fare con un maestro, con un innovatore del linguaggio lirico, e quindi ha per lui il massimo rispetto. Il che non gli impedisce di dire la propria. Più che mai quando si entra in “casa Leopardi”, frequentatissima anche da Pietro a partire dalla sua tesi di laurea. E più che mai quando si sale col Recanatese sul Monte Tabor e ci si tuffa nell’avventura spazio-temporale dell’Infinito, alla ricerca delle fonti – Sant’Agostino? Pascal? – e degli “approdi” – il Sublime? Il Vuoto? Chi sa... Resta, in comune, la certezza della poesia. Che è poi il “nulla / d’inesauribile segreto” del “Porto sepolto”. Insomma, di nuovo, l’infinito.
«La certezza della poesia»
Lettere (1942-1970)