Quando Leopardi «copiava» Pascal
Il Corriere della Sera, 08-09-2008, Giorgio De Rienzo
L’intenso carteggio tra i due letterati è stato curato da Teresa SpignoliTeresa Spignoli ha pubblicato con il titolo La certezza della poesia (Polistampa editore, pagine 366, € 24) il carteggio integrale tra Pietro Bigongiari e Giuseppe Ungaretti. Sono più di duecento lettere inedite che vanno dal 1942 al ’70. Il nucleo più interessante si colloca tra il ’50 e il ’51, quando Ungaretti propone la pubblicazione di un saggio leopardiano su «Paragone», su cui Bigongiari l’anno successivo farà passare il suo Valore dell’“Infinito”.“Sto per andare a Recanati – scrive Ungaretti nel giugno del ’50 – e ho riveduto il mio Secondo discorso sul Leopardi che è del 1944, letto in diverse città: ma sin qui mai pubblicato. [...] Se non pare alla Signora Banti e a te troppo lungo, te lo spedirei subito: è la mia cosa che ritengo, in critica, la migliore”. Ma proprio il viaggio a Recanati genera un piccolo guaio. Ungaretti fa un “sopralluogo” sul monte Tabor e scopre che la famosa siepe “non coprirebbe nulla, da nessuna posta”. Matura allora l’idea che quella siepe sia una realtà “mentale”, mentre vede nei versi di Leopardi un prelievo secco da Pascal: “Così meditando, fu che m’accorsi che le parole:‘... interminati / Spazi... e sovrumani / Silenzi, / Io nel pensier mi fingo; ove per poco / Il cor non si spaura’ erano la testuale traduzione della frase
pascaliana ‘Le silence éternel de ces espaces m’effraie’. Questo suo, era per Pascal il pensiero di chi indietreggia terrificato scorgendosi improvvisamente davanti a un universo senza Dio: cioè davanti alla pura spazialità, al nulla”.Ora Ungaretti vuole che, in fase di bozze, questo “pezzettino” che ritiene “indispensabile” venga stampato. Bigongiari è redattore, ma soprattutto mediatore delle spigolosità del carattere di Anna Banti, che dirigeva la rivista fiorentina. Ungaretti insiste un po’ pregando e un po’ minacciando: “Desidero che quel pezzettino esca. È un favore. Se non uscisse, non saprei più come fare a collaborare a «Paragone». Sarebbe per me un’offesa”. Bigongiari da una risposta sibillina: “Il pezzettino finale verrà stampato, così mi è stato rassicurato... Ora non resta che attendere il numero. Mi accorgo, comunque, che andare d’accordo con Anna Banti talvolta è impresa superiore alle mie forze. Ma staremo a vedere”.Il “pezzettino finale” non passerà, ma Ungaretti andrà avanti nella sua riflessione. Per lui non è “ammissibile” che l’infinito per Leopardi poeta si riducesse “a un infinito geometrico”. “Pascal è spaventato dal silenzio della sua scienza e se invoca Dio sa che solo agli slanci del cuore Dio da ascolto; il Leopardi vuole solo indicare che, nella sua poesia, l’infinito
che in quel momento sente usando le parole di Pascal gli viene [...] da un’illusione ottica dovuta a un’inframettenza d’una siepe, e se si vuole d’un colle”, scriverà sette anni dopo in un saggio (Leopardi segreto) rimasto inedito e proposto qui in appendice dalla Spignoli. La cosa interessante è che il tema sarà affrontato da Bigongiari, anche lui studioso leopardiano, nel saggio del ’51 su «Paragone». Per lui l’infinito “corposo e marezzato” del poeta di Recanati “vuoto della geometria pascaliana” oppone “all’uomo con la sua stessa immensurabilità l’idea di una dimensione”: una dimensione che resta “corposa” ma, attraverso memoria e immaginazione, sa farsi insieme “spazio e tempo”. L’elaborazione successiva di Ungaretti nell’interpretazione critica del Leopardi segreto si discosterà molto da quella di Bigongiari. Diventerà una sorta di anticipazione, all’interno della metafora di una solitudine desertica in cui vive l’uomo, del tema di una “terra promessa”, di un sentimento religioso, tipica delle sue ultime raccolte, da Un grido e Paesaggi del 1952 fino al Taccuino del vecchio del ’60. Ma la ricerca pare proprio nascere da questa polemica non accanita, tra lui e Bigongiari, sul valore dell’infinito che si affidò forse più a discussioni a voce che a parole scritte, negli incontri dei due poeti a Roma e Firenze.
«La certezza della poesia»
Lettere (1942-1970)