“Là comincia il Messico”: il filologo Gualberto Alvino debutta nella narrativa con un romanzo sulla follia
Aise, 12-03-2008, ––
FIRENZE aise - Gualberto Alvino, uno dei più noti filologi italiani e grande studioso di letteratura del Novecento, si spoglia delle vesti di autorevole critico letterario e pubblica un sorprendente e inaspettato romanzo sulla follia: "Là comincia il Messico", edito dalla casa editrice Polistampa nella Selezione Narrativa (pp.184, euro 9).
Definito da Giorgio Bàrberi Squarotti "un’opera di straordinaria originalità, che ha ridato verità al tragico e al Grande Stile", scritto con "un’indubbia padronanza linguistica", come annota Ernesto Ferrero nella postfazione, il romanzo è la storia di un intellettuale colpito da una delle sindromi psichiatriche più spaventose: la schizofrenia
con allucinazioni uditive.
La voce narrante è la voce stessa della follia, che distrugge gradualmente e senza censura tutti i pilastri su cui poggia la vita del protagonista. Un processo di bestializzazione che diventa lucida metafora dei nostri tempi.
Dentro il viaggio introspettivo e allucinato che il protagonista compie, il lettore viene trascinato nei vortici della perdizione e della solitudine, dove niente è certo, dove la luce diventa ombra e viceversa. "Là comincia il Messico" è la frase infatti che pronunciavano i banditi dei film western quando erano vicini al confine, oltre il quale nessuno avrebbe potuto acciuffarli. Nel romanzo invece indica il salto, l’orrenda metamorfosi che il personaggio si accinge a compiere.

Approfondendo in questo modo così anomalo il percorso di studi sulla lingua degli "irregolari" della letteratura italiana, da Pizzuto a Bufalino, da Consolo a Sinigaglia, lo scrittore Gualberto Alvino si mette a nudo come pochi cattedratici e professori oserebbero fare.
Nessun grande problema è risparmiato alla sua mente: la rivolta contro il destino, la ferocia di Dio, l’inettitudine, la malattia, la morte, la disperazione.
"Là comincia il Messico" è un libro scritto appositamente per far discutere e soprattutto per far scontrare – come dice Bàrberi Squarotti – il suo grande stile con la banalità e la povertà della letteratura che va oggi di moda. (a.p.aise)
Là comincia il Messico