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Il volume di cui trattiamo nasce dalla volontà di celebrare la figura di Lelio Lagorio, già sindaco di Firenze dal 1965 al 1966 e ministro della Difesa e del Turismo

Il volume di cui trattiamo nasce dalla volontà di celebrare la figura di Lelio Lagorio, già sindaco di Firenze dal 1965 al 1966 e ministro della Difesa e del Turismo tra il 1980 e il 1986.
Il lavoro, prefato dal presidente del Consiglio regionale della Toscana Riccardo Nencini, si apre con un excursus storico di Luigi Lotti che ripercorre sinteticamente le vicende del socialismo fiorentino dalla liberazione della città alla disintegrazione del PSI contestualmente alla caduta del sistema politico della cosiddetta “Prima Repubblica” e lo fa inserendo a pieno titolo il socialismo fiorentino nella storia del partito socialista a livello nazionale.
Se possiamo contare su un certo numero di ricostruzioni d’insieme della storia del partito socialista in Italia – ad esempio i lavori Storia del movimento socialista. Dalle origini all’alternativa, a cura della Fondazione Brodolini, voll. I-VI, Venezia, Marsilio, 1979,Storia del socialismo italiano, diretta da Giovanni Sabbatucci, Roma Il Poligono, 1980, voll. I-VI, Zeffiro Ciuffoletti Storia del PSI. Le origini e l’età giolittiana, Bari, Laterza, 1992, e Maurizio Degl’Innocenti, Storia del PSI.Dal dopoguerra a oggi, Bari, Laterza, 1993 – più
difficile è individuare testi che siano in grado di fotografare efficacemente la realtà locale fiorentina; tra questi si possono citare lo studio sul partito socialista di Giuseppe Muzzi in La ricostruzione in Toscana dal CLN ai partiti, tomo II, Bologna, Il Mulino, 1981, dedicato ai partiti politici, orientato però prevalentemente sul versante regionale, anche se non privo di riferimenti alla situazione fiorentina e il cui termine ad quem è rappresentato dalle elezioni del 18 aprile 1948 e i saggi raccolti nel volume Il socialismo in Firenze e provincia, 1871-1961, a cura di Stefano Caretti e Maurizio Degl’Innocenti, Pisa, Nistri Lischi, 1987.
Il volume curato da Luigi Lotti viene opportunamente a riempire una lacuna temporale – dagli anni sessanta alla metà degli anni novanta – di un’esperienza politica ormai considerata conclusa almeno per ciò che riguarda le strutture e gli uomini che hanno fatto la storia del socialismo nel capoluogo toscano.
Nella prima parte del suo scritto, Lotti ripercorre le vicende del socialismo nazionale soffermandosi su alcuni punti: ad esempio, la percezione di una frattura nella storia del PSI che lo porta a distinguere due periodi sostanzialmente distinti nelle vicissitudini del partito; il primo periodo corrisponderebbe alla fase più critica del PSI in cui – legato alla politica del PCI – si troverà schiacciato tra la negazione della validità attribuita al modello sovietico e il richiamo all’unità d’azione di tutte le forze classiste, il secondo periodo – inaugurato dal processo di destalinizzazione in URSS e dal recupero della linea politica autonomista da parte di Nenni – porterà ben presto il PSI alla piena accettazione della democrazia parlamentare fino a impegnarsi con responsabilità di governo nella guida del paese e ad essere pienamente riconosciuto in ambito europeo come una forza ispirata ai principi e ai valori delle socialdemocrazie continentali.
Il riflesso necessario a livello locale della politica nazionale vede Firenze rimanere sostanzialmente in linea con le direttive romane ma come afferma l’autore nella seconda parte del suo lavoro “la vicenda del PSI in Toscana va pertanto riconsiderata nel quadro di quella italiana, ma in più nelle ripercussioni derivanti dalla diversa realtà politica regionale e da quella specifica della sinistra” (p. 27). Specificamente toscano è anche il peso, sopratutto qualitativo, degli ex-azionisti passati al PSI; tra questi Furno e Ramat che erano transitati direttamente da un partito all’altro dopo che il Pd’A si era dissolto e il gruppo che faceva capo a Calamandrei, Codignola, Enriques Agnoletti e Giorgio Spini, passato al PSI attraverso l’esperienza di “Unità Popolare”.
La prevalenza a Firenze della componente autonomista che si esprime nella segreteria locale prima tenuta da Luigi Mariotti, poi, eletto deputato quest’ultimo, dal pisano Luciano Paolicchi, si rafforza con l’entrata nel PSI di Lelio Lagorio proveniente dalle fila di “Unità Popolare”. Proprio a Lagorio tocca guidare il partito dopo il Congresso nazionale di Venezia del 1957; ufficialmente vicesegretario,è nei fatti il sostituto del segretario Mariotti impegnato in Parlamento.
Nel 1960 diventa finalmente praticabile a livello di giunta comunale l’esperienza di centro-sinistra anche a Firenze; in quest’occasione una pattuglia di esponenti socialisti di grande valore – tra cui il vice-sindaco Enriques Agnoletti e gli assessori Ramat e Detti - affiancano il sindaco La Pira nel governo della città.
Negli anni del centro-sinistra al governo del paese, il segretario Mariotti è sempre più coinvolto fino ad assumere il portafoglio della Sanità nel secondo governo Moro (luglio 1964). E’ allora che Lagorio occupa anche formalmente la carica di segretario del partito a Firenze e successivamente diventa sindaco della città dopo la fine della stagione lapiriana. Lagorio rimane in carica soltanto un anno, il che fa comunque di lui il secondo socialista a sedere a Palazzo Vecchio dopo il “sindaco della Liberazione” Gaetano Pieraccini.
Nel luglio 1970 Lagorio va a ricoprire l’incarico di presidente della giunta regionale al momento in cui termina l’iter legislativo che permette l’attuazione delle Regioni a statuto ordinario. E’ l’unico esponente socialista ad essere eletto presidente di una giunta regionale in questa prima tornata; vi rimane per quasi nove anni dopodiché il nuovo segretario del partito, Craxi lo invita a candidarsi al Parlamento alle elezioni politiche del 1979 in cui risulta eletto. E’ successivamente rieletto nel 1983 e nel 1987, ricoprendo, nello stesso tempo, gli importanti incarichi ministeriali già ricordati all’inizio; nel 1989 viene eletto al Parlamento europeo.
La slavina che investe all’inizio degli anni novanta la maggioranza dei partiti che costituiscono l’ossatura della “Prima Repubblica” non risparmia il PSI fiorentino, che, schiacciato dalle inchieste della magistratura - rivolte per lo più contro le forze di governo - sui finanziamenti illeciti ai partiti fattisi negli anni sempre più pervasivi a causa dei costi altissimi della politica, si sfascia. Come giustamente fa notare Lotti, “tutti erano consapevoli dell’irregolarità ma anche dell’indispensabilità – peraltro trasformata in eccesso dalla mancanza di controlli e dalla molteplicità di fruitori – tanto da estendere concordemente (salvo i radicali) al finanziamento illecito i saltuari provvedimenti di amnistia approvati dal Parlamento, l’ultimo alla fine degli anni ’80. Invece nel ’92 i partiti non avevano la stessa capacità di difesa, né soprattutto la stessa compattezza” (p. 39).
Il secondo saggio che compone il volume è La rinascita del socialismo fiorentino dalle pagine de “La Difesa” (1945-1957) di Massimo Nardini, in cui, attraverso le pagine dell’organo della Federazione fiorentina del PSI, si ripercorre il dibattito interno. Il 22 settembre 1945 “La Difesa” riprende regolarmente le proprie pubblicazioni, diretta da Giovanni Pieraccini, ospitando articoli dei principali protagonisti del dibattito a livello cittadino.
La linea che si coglie sulle pagine del giornale è quella – per usare le parole di Giovanni Pieraccini al Congresso nazionale di Firenze del 1946 – di “mantenere, proseguire, rafforzare la sua posizione d’alleanza con il Partito comunista […] e essere pronto ad attrarre intorno a sé quei ceti medi, proletarizzati dalla guerra ancor pieni in gran parte di una mentalità anticomunista” (p. 53).
Con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative, gli articoli puntavano a individuare gli obiettivi prioritari dell’impegno socialista: tra questi, costruzione di nuovi alloggi, alimentazione, igiene, sanità, assistenza. Di fronte al risultato negativo ottenuto nelle consultazioni amministrative del 1946 si prospetta, ineludibile, la resa dei conti al Congresso nazionale. Saragat porta a termine la scissione socialdemocratica e il PSI risente pesantemente, anche a Firenze, dei suoi effetti; Gaetano Pieraccini, l’uomo che aveva simboleggiato la continuità tra il socialismo di Pilati e Console e quello rinato dalle rovine della guerra aderisce alla nuova formazione.
Alla fine del 1947, il Partito d’Azione decide, su deliberazione del Consiglio nazionale, la confluenza nel PSI, il che gli consente a Firenze di recuperare almeno in parte gli iscritti perduti a causa della scissione di Palazzo Barberini. Quando il 18 aprile 1948, il Fronte popolare viene battuto nelle elezioni politiche, per la Federazione fiorentina inizia un lungo periodo di riflessione sulle cause della sconfitta.
La carica di segretario della Federazione passa dal rappresentante della sinistra Jaurès Busoni all’autonomista Luigi Mariotti e la linea del partito si identifica nel preparare la strada alle riforme di struttura che avranno il compito di inserire l’Italia nel novero delle moderne democrazie dell’Europa occidentale.
In occasione del XXVIII Congresso nazionale che si tiene a Firenze nel maggio 1948 Nenni viene eletto segretario del PSI. Intanto a Firenze il partito cerca di rimediare ad alcune criticità che si erano venute evidenziando in particolare per quel che riguarda la mancata presa sui giovani e sulle donne. Viene seguita con grande partecipazione da “La Difesa” la vertenza che vede coinvolte le maestranze della Pignone che rischiano il posto in 1750.
Il 1956 si apre con la nomina di Luciano Paolicchi a segretario della Federazione fiorentina; il XX Congresso del PCUS e la rivolta ungherese aprono la strada ad un intenso dibattito che ospita articoli sul rifiuto della “democrazia progressiva” e sull’unificazione con il PSDI.
Dopo il Congresso nazionale di Venezia che sancisce l’abbandono della politica unitaria “frontista”, Lagorio può scrivere su “La Difesa” che “la costruzione del socialismo in Italia è inseparabile dalla democrazia e dalla libertà” (p. 85).
Un’ampia e circostanziata testimonianza di Lelio Lagorio sulla sua esperienza di politico e amministratore correda il volume; suddivisa in trentasei brevi paragrafi illustra le fasi principali dell’esperienza socialista del dopoguerra a Firenze. Particolarmente preziosi risultano i ricordi di Lagorio per ciò che riguarda gli anni settanta e ottanta vissuti dalla dirigenza fiorentina del PSI.
Con la segreteria Craxi si manifesta compiutamente quella mutazione antropologica del partito che era cominciata in maniera sotterranea già nei primi anni settanta: il partito operaio e contadino uscito dalla Resistenza lascia il posto ai ceti medi emergenti che portano all’interno del PSI valori propri di altre classi sociali; viene così a formarsi uno strumento di battaglia politica perfettamente organizzato per l’attuazione di un programma e sempre meno una “chiesa” ideologizzata. La conseguenza di tale atteggiamento è che “si affievolì fra le file degli iscritti l’impegno alla faticosa e ingrata milizia politica quotidiana e crebbero, nel clima di un paese via via più individualista, le aspirazioni personali, l’attesa di veder aumentare, anche attraverso il partito, il proprio ruolo nella società” (p. 169). E’ inevitabile, però, anche una lenta deriva verso pratiche clientelari e di sottogoverno che rendono anche le realtà periferiche sempre più tributarie del centro, salvo poche eccezioni, come in Toscana, dove il terremoto giudiziario di “Mani pulite” fa meno danni che altrove. Alla fine della propria storia, il PSI a Firenze esce meglio che da altre situazioni locali ben più compromesse grazie a numerose assoluzioni e tuttavia “i processi per il fatto stesso di essere stati promossi e di beneficiare del tambureggiamento ossessivo della stampa e della radiotelevisione che ne ingigantiva l’eco presso l’opinione pubblica, avevano disfatto nella considerazione della gente comune molti partiti e molti personaggi. Tante carriere furono irrimediabilmente distrutte (p. 183).
Completano il volume numerose utili appendici a partire dai profili biografici redatti da Donatella Cherubini dei socialisti parlamentari, sindaci di Firenze, presidenti della Regione e del Consiglio regionale, presidenti della provincia di Firenze (Paolo Benelli, Bianca Bianchi, Massimo Bogianckino, Jaurès Busoni,, Piero Calamandrei, Antonio Cariglia, Tristano Codignola, Ottaviano Colzi, Lelio Lagorio, Mario Leone, Foscolo Lombardi, Attilio Mariotti, Luigi Mariotti, Giorgio Morales, Riccardo Nencini, Gaetano Pieraccini, Giovanni Pieraccini, Franco Ravà, Renato Righi, Valdo Spini, Ferdinando Targetti), una scheda riassuntiva dei socialisti che hanno ricoperto cariche istituzionali in Toscana e tre tabelle che riportano i dati elettorali delle elezioni politiche in Toscana e a Firenze e delle consultazioni amministrative nel capoluogo.
Data recensione: 20/03/2008
Testata Giornalistica: Rassegna Storica Toscana
Autore: Andrea Becherucci