Olé
Letturalenta, 07-02-2008, Luca Tassinari
Ce l’ha fatta, alla faccia di qualche tentativo andato a vuoto, uno dei quali mi vide tristo protagonista. Là comincia il Messico è un gran libro, siore e siori: andate, comprate (col 20% di sconto al sullodato link), leggete. Parola mia, non ve ne pentirete. La scrittura di Gualberto Alvino, tagliente e chirurgicamente esattissima, basta da sola al piacere della lettura. La storia narrata è di quelle che non si lasciano dimenticare. Ho detto. Dalla
quarta di copertina:
La solitudine, la rivolta contro il destino, la ferocia di Dio, l’inettitudine, la malattia, la morte, attraverso la storia di un intellettuale colpito da uno dei sintomi psichiatrici più spaventosi: le allucinazioni uditive. La voce narrante è la voce stessa della follia: quindi non prima, non terza, ma seconda persona; un basso continuo che distrugge gradualmente i pilastri su cui poggia la vita del protagonista, filologo
e critico letterario di fama, il quale si trasformerà da dissettore di libri a scalco di corpi. Un processo di bestializzazione che riesce a essere una metafora dei nostri tempi. “Là comincia il Messico” è la frase che pronunciavano i banditi dei film western quando erano vicini al confine, oltre il quale nessuno avrebbe potuto acciuffarli. Qui indica il salto, l’orrenda metamorfosi che il personaggio si accinge a compiere.
Là comincia il Messico