Martini: «Non solo tutelare ma coltivare i vitigni toscani»
PrimaPagina Regione Toscana, 01-02-2008, ––
«Un volume intrigante e ricco di suggestioni che dà un contributo importante ad approfondire la riflessione sul rapporto tra passato e presente della viticoltura toscana e ad arricchire con argomenti di peso il dibattito in atto, spesso con toni accesi, sulle trasformazioni del territorio». Così il presidente Claudio Martini si è espresso sul volume “Storia regionale della vite e del vino. Toscana” (a cura di Paolo Nanni, edizioni Polistampa) che è stato presentato stamani nel corso di una seduta dell’Accademia dei Georgofili. Il libro, che è dedicato attraverso gli interventi di 36 autori e un corredo fotografico di grande bellezza a uno dei più importanti e apprezzati ambasciatori della toscanità quale è appunto il vino, suscita, secondo il presidente Martini, tre diversi ordini di considerazioni. In primo luogo l’esigenza di salvaguardare i vi! tigni au toctoni che devono tornare ad essere coltivati. «Questo significa – ha detto
Martini - preservare la biodiversità e impedire che vadano perse delle caratteristiche biologiche, fisiologiche e organolettiche dei vini toscani che non sarebbero più riproducibili. Un tema non banale, che riguarda la vita dello stesso pianeta di fronte a fenomeni come i cambiamenti climatici, la standardizzazione delle produzioni, la perdita di radicamento e tipicità dei prodotti».
Il secondo punto che il volume consente di mettere a fuoco è quello dell’innovazione tecnologica nella viticoltura. Va trovato, secondo il presidente della Regione, «un punto di equilibrio, un’alleanza tra tradizione da non disperdere  e applicazione delle nuove tecnologie. Tra i vari settori dell’agricoltura toscana, di cui alcuni in difficoltà, la viticoltura si contraddistingue per aver saputo introdurre  con successo pratiche innovative».
Infine il grande tema del paesaggio, della relazione tra attività economica, vita dell’uomo ed evoluzione
del territorio, e della ricerca costante di un equilibrio delicato, attento e rispettoso, ma dinamico. “Siamo convinti che non si può inseguire una tutela statica di un paesaggio uguale a se stesso, ma  ovviamente anche un territorio determinato solo da logiche di mercato va tenuto sotto controllo”.
Al termine della presentazione, Martini ha ricevuto il ringraziamento  ufficiale e caloroso dell’Accademia dei Georgofili, espresso dal presidente Franco Scaramuzzi, per essere intervenuto con determinazione presso il governo in soccorso dell’Accademia e di altre famose istituzioni culturali come la Crusca. «E’ grazie all’intervento del presidente della Regione – ha detto Scaramuzzi – che è stata inserita nella Finanziaria 2008 una norma che consente alle accademie senza fini di lucro e ad altre istituzioni con una storia prestigiosa alle spalle di poter rimanere negli edifici del demanio dello Stato pagando solo affitti simbolici’.
Storia regionale della vite e del vino in Italia
Toscana