La Fallaci raccontata da Nencini
Il Giornale della Toscana, 01-02-2008, Daniele Marchetti
Riccardo Nencini stasera (alle 21) a Palazzo Arnolfo di San Giovanni Valdarno presenta il suo libro «Morirò in piedi» (Polistampa), racconto di una giornata trascorsa insieme a Oriana Fallaci poco prima della morte. Scarno, smilzo, essenziale, crudo. «A sua immagine» poteva intitolarsi. E non avrebbe tradito niente del suo carattere, del suo carattere, del suo essere, della sua personalità: anzi! «Morirò in piedi» è un ritratto vivo di Oriana Fallaci. Un Oriana ai piedi della morte, ma irrequieta grintosa come sempre, da mettere sull’attenti Riccardo Nencini, l’amico degli ultimi tempi e autore di questo splendido ricordo. Un addio. Un arrivederci. Un ciao. Un inno alla vita che suscita  nel lettore passione, orgoglio e un profondo senso di riconoscenza. Oriana è a Firenze quando chiama Nencini. “Vieni subito. Devo parlarti”. L’addio è iniziato. Dove sei, a Firenze? “E dove se non qui? È la mia città ... qui ho iniziato a volere la libertà
quando ancora no sapevo cosa fosse”. E la Firenze di Prezzolini, dei Montale, degli Ungaretti, dei Luzi, dei Carlo Levi. La Firenze colta del supremo poeta non ha posto per lei. Per la “rivoluzionaria un po’ all’antica”, che inizia i maschi alla cavalleria. Per ’Emilia’, le vedetta di 14 anni che trasporta le bombe nel cuore dei cesti di insalata fino alla torre dei Mannelli. Lì voglio morire, confida. “Voglio morire nella torre dei Mannelli, guardando l’Arno dal Ponte Vecchio... Era il quartiere generale di partigiani che comandava mio padre, il gruppo di Giustizia e Libertà. Azionisti, liberali, socialisti”. Il cuore non dimentica. Non si scorda il colore dei luoghi dove si è vissuto, amato, lottato, sognato. Prima o poi si torna, ognuno a suo modo. Per sempre! L’arrivederci. “Sono sola”. Ripeterà più volte nell’afa opprimente di quell’agosto infuocato. “Di te mi fido”. “Ascolta Riccardo, la povertà mi ha insegnato tante cose,
la guerra ha fatto il resto”. Non c’è da illudersi “Dopo le guerre non arriva mai la pace. Mai. Si sprecano le vendette, le delazioni, le calunnie, i tradimenti... Stessa situazione quando cadono i regimi”. E di crudeltà, di sangue, di soprusi Oriana ne ha visti troppi. Saigon e l’orrore del Vietnam, l’Atene dei marescialli al tempo del suo inviolato amore: Al ekos, la repressione militare in una Città del Messico olimpica. “Io non avrei saputo vivere senza avventura”, confessa. “Qualsiasi cosa mi accada io la trasformo in sfida. Il giornalismo, di avventure, me ne ha regalate parecchie. Però nessuna m’è venuta gratis, ciascuna è costata un prezzo assai alto”. Anche “l’alieno” che, impietosamente le strappa le forze, diviene occasione di vita. Ragione di avventura. L’ultima! Nell’animo vince la serenità, nella mente la consapevolezza: “Si è sempre soli con quello che si ama”. Poi il nulla, il tutto! Ciao.
Oriana Fallaci
Morirò in piedi