Edizioni Polistampa | Firenze | Scheda Libro

Riscoprire Giuseppe Giusti
Religiosità e modernità, orientamenti ecclesiastici e politici, liriche di fede e satire contro il temporalismo, speranze, polemiche e dolori dell’ultimo periodo di vita, sollecitazioni per “rifare” la gente, la Chiesa, l’Italia

€ 21,00

€ 28 | Risparmio € 7,00 (25%)
Spedizione Gratuita

In preparazione

Il prezzo potrebbe subire variazioni
Quantità:
Giuseppe Giusti (1809-1850) è stato uno dei protagonisti di quella biblioteca della democrazia che dalla Toscana contribuì ad avviare il processo risorgimentale italiano, teso a unificare la nazione liberandola dall’egemonia asburgica. Per questo il poeta toscano ebbe, già in vita, l’apprezzamento di tanti comuni lettori e di personalità dagli orientamenti molto diversificati tra cui Mazzini, Manzoni, Capponi, Lambruschini, Giordani. Cui, successivamente, si aggiunsero Abba, Collodi, Nievo, Fogazzaro, De Sanctis, Pirandello.
Il saggio, riproponendo il Giusti oggi come figura viva e attuale, mette in luce i motivi centrali dei suoi versi, temi che risultano centrali anche per i lettori del presente tempo globalizzato: una religiosità aperta alla libertà e alla tolleranza, un sentimento nazionale capace di dialogare con i popoli delle altre nazioni europee, una collocazione da credente pronta ad opporsi al potere teocratico clericale e ad ogni sacralizzazione di alleanze tra trono e altare, la capacità di fare satira religiosa senza cadere nella blasfemia, il sarcasmo contro l’ipocrisia, il trasformismo, la disonestà morale e intellettuale.
L’autore documenta come il Giusti, autore anche di pregevoli liriche di contenuto religioso, fece satira contro il potere temporale dei papi e contro ogni clericalismo proprio perché credente, da convinto cattolico liberale, in linea con le posizioni politiche dei “moderati toscani” Capponi e Lambruschini, contrario agli orientamenti neo-guelfi di Gioberti e Balbo, avverso alle cospirazioni dei mazziniani, ma pronto a dichiararsi “un po’ repubblicano”. La rilettura, poi, delle composizioni del cosiddetto “ultimo Giusti”, consente di mettere in luce la ricchezza poetica anche dei versi scritti tra il 1848 e il 1850, quelli delle sconfitte politiche e del suo approssimarsi alla morte.