Edizioni Polistampa | Firenze | Scheda Libro

Iacta stips
Il deposito votivo della sorgente di Doccia della Testa a San Casciano dei Bagni (Siena)

Polistampa, 2013

Pagine: 64

Caratteristiche: ill. col., br.

Formato: 21,5x23,5

ISBN: 978-88-596-1303-9

Settore:

DSU2 / Archeologia

€ 13,60

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Quantità:
Contributi di Michele Asolati e Chantal Gabrielli. Fotografie di Fernando Guerrini

Il volume presenta i materiali di un deposito votivo etrusco e romano recuperato nel 2004 dentro l’acqua della sorgente termale detta Doccia della Testa, a San Casciano dei Bagni (Siena). Databile tra il 500/490 a.C. e l’età di Massenzio, la stipe è costituita esclusivamente da reperti metallici (tra i quali può essere annoverata anche una piccola base di marmo che accoglieva una scultura anch’essa in metallo). I documenti più antichi sono rappresentati da statuette etrusche di divinità e di devoti offerenti, da un aes formatum e da due ex voto anatomici (un orecchio e un seno), mentre in età romana imperiale si colloca la dedica di una serie di monete (forse un unico thesaurus) che vanno da Tiberio fino alla metà del III sec. d.C., per lo meno fino al breve imperium di Traiano Decio (249-251 d.C.). Il limite cronologico più basso è costituito da un follis di Massenzio (309-312 d.C.) che, pur risultando un’attestazione isolata, testimonia una frequentazione della fonte di San Casciano fin nell’età tardo-antica, per una durata complessiva di oltre ottocento anni. Le offerte furono dedicate “per immersione” a una divinità per noi ignota, ma la cui spiritualità era orientata verso la sanatio, attraverso i benefici effetti dell’acqua termale che sgorga a 41°C, con proprietà solfato-calcio-magnesiache, fluorurata e radioattiva. Di estremo interesse l’ex voto anatomico in forma di mammella, praticamente un unicum (eccezion fatta forse per un altro dal santuario di Diana Nemorensis, citato in una relazione di scavo del 1895 ma al momento non reperibile), che reca l’iscrizione di una liberta dal nome grecanico, Eutyche, schiava liberata di un Gaius Avidienus, un patronus forse di origine umbro-picena. Lo studio è integrato da un saggio sulle iscrizioni votive romane rinvenute nel comprensorio termale di San Casciano dei Bagni, che era parte dell’Ager Clusinus.

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